Orologio Digitale

martedì 24 novembre 2009

POETI DIALETTALI ( 2 ) : GIOVANNI MELI




GIOVANNI MELI nacque a Palermo il 6 marzo 1740, durante il periodo della monarchia riformista di Carlo III di Borbone e grazie al buon governo del Vicerè Caracciolo contribuì ad una serie di riforme, alla rinascita della vita culturale e civile della città di Palermo.

Il poeta Meli fu famoso in tutta Italia, aderendo ai modi e allo stile dell'Arcadia con una dimensione tutta sua e con l'uso della lingua siciliana.

Meli venne educato presso le scuole dei padri gesuiti, appassionato di studi letterari e filosofici soprattutto della corrente illuminista, non mancò di coltivare anche da autodidatta classici italiani e latini e gli enciclopedisti francesi da Montequieu a Voltaire, creando un poemetto giovanile rimasto incompiuto dal titolo "Il trionfo della ragione".

Il debutto del giovane Meli avvenne a soli 15 anni e fu apprezzato da una cerchia di letterati palermitani, a tal punto di nominarlo socio dell'Accademia del buon gusto, luogo culturale di artisti dove si declamavano poesie e si discuteva di questioni culturali.

La celebrità per il poeta dialettale Giovanni Meli arrivò con il poemetto "La fata galante" scritto in chiave fiabesca, allegorica e mitologica.

Riuscì anche a laurearsi e diventare Medico Condotto ed esercitò la professione a Cinisi (PA), qui venne chiamato l'Abate Meli, perchè vestiva come un prete anche senza aver ricevuto gli ordini sacerdotali minori.

Nel 1787 pubblicò la raccolta delle sue opere in cinque volumi col titolo "Poesie Siciliane" .

Tuttavia Meli pur essendo dotto, basti pensare che divenne anche Professore di Chimica e chiamato a far parte come Socio Onorario delle più importanti Accademie Italiane come quella di Siena e Messina, non fu mai ricco e negli ultimi decenni del secolo, furti e vicende familiari sfortunate lo costrinsero a bussare alla porta dei potenti come Giuseppe Parini.

Morì a Palermo il 20 dicembre 1815, mentre si concludeva l'era napoleonica.

Qui inserisco una poesia celebre di Giovanni Meli dal titolo: "Dimmi, Dimmi, apuzza nica.

Si tratta di una poesia tra le più note, tale notorietà è dovuta al suo doppio senso.


DIMMI, DIMMI, APUZZA NICA

Dimmi,dimmi,apuzza nica
Unni vai cussì matinu?
Nun c'è cima chi arrusica
Di lu munti a nui vicinu:

Trema ancora, ancora luci
La rugiada 'ntra li prati,
Dun'accura nun ti arruci
L'ali d'oru dilicati!

Li ciuriddi durmigghiusi
'Ntra li virdi soi buttuni
Stannu ancora stritti e chiusi
Cu li testi a pinnuluni.

Ma l'aluzza s'affatica!
Ma tu voli e fai caminu!
Dimmi, dimmi, apuzza nica,
Unni vai cussì matinu?

Cerchi meli? E s'iddu è chissu
Chiudi l'ali e 'un ti straccari,
Ti lu 'nsignu un locu fissu
Unn'hai sempri sucari

Lu canusci lu miu amuri
Nici mia di l'occhi beddi?
'Ntra ddi labbra c'è un sapuri,
'Na ducizza chi mai speddi

'Ntra lu labbru culuritu
Di lu caru amatu beni
C'è lu meli chiù squisitu...
Suca, sucalu, ca veni.

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