Orologio Digitale

sabato 1 luglio 2017

ARTICOLANDO ( 11 ) : RECENSIONE DELLA POETESSA E SCRITTRICE MARIA ELENA MIGNOSI PICONE AL LIBRO DI GAETANOTULIPANO & GIUSEPPE VALGUARNERA "IL MIRACOLO TRA FEDE E SCIENZA"








Articolando


Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
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In questo n. 11 ritroviamo la poetessa e scrittrice MARIA ELENA MIGNOSI PICONE con una sua recensione al libro di Gaetano Tulipano & Giuseppe Valguarnera dal titolo "Il miracolo tra fede e scienza", Carlo Saladino Editore. Auguro a tutti voi una proficua lettura!




    Recensione



Oggi, nel secolo XXI, precisamente nell’anno 2017, periodo in cui assistiamo ad una società globalizzata, fortemente intrisa di materialismo, consumismo, edonismo e utilitarismo, viene pubblicato un libro, ad opera di un teologo e di uno scienziato, su un tema, sì, antico quanto il mondo, ma che, di fronte ad una umanità che pare abbia dimenticato Dio o che certamente lo ha messo da parte, suona quasi una provocazione. Il tema del libro è il miracolo.
Cosa si prefiggono gli autori nella scelta di questo argomento? E’un tentativo di risveglio? E’ uno sprone all’approfondimento? E’ un aiuto nella comprensione degli eventi della nostra storia?

Ecco andiamo a poco a poco analizzando quest’opera e ci renderemo conto dell’intento degli autori che sono il teologo Gaetano Tulipano e lo scienziato Giuseppe Valguarnera, medico.
Cominciamo nell’ordine che ci offre il libro, e cioè dalla trattazione del teologo che è cultore di Teologia Dommatica, oltre che pastore di anime con cariche di grande responsabilità. Attualmente è canonico del Capitolo Palatino della Chiesa del regio Palazzo dei Normanni, rettore della Chiesa del SS. Salvatore.

Gaetano Tulipano comincia con un chiarimento fondamentale e cioè che ha senso parlare di miracolo da quando è entrato nel mondo il peccato originale, perché prima l’uomo non conosceva né malattia né morte. Il miracolo perciò riguarda l’umanità decaduta.
Dopo questa premessa egli osserva che il miracolo è antico quanto il mondo e allora egli fa riferimento ai profeti dell’Antico Testamento, Elia ed Eliseo, che operarono miracoli, per non parlare poi dei prodigi avvenuti sin dal tempo antico come il mare Rosso che si apre.

Gesù, poi, preconizzato nell’Antico Testamento dal profeta Isaia, l’ha detto chiaramente: “Non sono venuto per i sani ma per i malati”. Infatti Gesù è venuto per guarire i malati, ridare la vista ai ciechi, sanare gli storpi, e così via.  Inoltre Egli ci ha offerto il più grande miracolo della storia, la sua Resurrezione, ad indicarci che anche l’uomo può resuscitare. Lazzaro ne è un esempio.

Dopo Gesù i miracoli continuano. I santi hanno operato e operano miracoli.
Ora quel che ci suona nuovo nella trattazione di Gaetano Tulipano è che il miracolo egli non lo considera un fatto straordinario ma ordinario. E ci spiega che così era già a cominciare dall’ Antico Testamento, che cioè  “Per l’uomo biblico… il miracolo è un “normale” e “quotidiano” intervento diretto di Dio, indirizzato a chi confida in lui e che, in quanto opera meravigliosa, suscita stupore e lode” e aggiunge: “…l’uomo biblico, non capirebbe il principio formulato successivamente dai teologi scolastici, che vedono il miracolo o come un fatto eccezionale, meraviglioso, che sorpassa l’ordine della natura, che va contro le leggi imposte alla creazione o come prova apologetica dell’esistenza di Dio e della Chiesa”. Quindi sin dal tempo antico era considerato così, ed egli aderisce a questa teoria. E scrive: “La Chiesa odierna…deve avere la consapevolezza che il soprannaturale può entrare nel naturale; che i miracoli, i segni e i prodigi possono essere il pane quotidiano dei credenti, possono essere le opere ordinarie che ogni credente, nella fede, può sperimentare nella Chiesa di Dio”.

Un’altra affermazione che ci suona pure nuova è che non c’è bisogno di fare pellegrinaggi ai Santuari Mariani per ottenere la grazia della guarigione, perché, essendo un fatto della vita quotidiana, può avvenire ovunque. Perciò egli sostiene che “il credente non deve sentirsi obbligato a fare pellegrinaggi o andare in santuari particolari”. Tra l’altro sperare nel miracolo solo dal pellegrinaggio, quando magari si sia vissuta tutta una vita nello scetticismo verso Dio e la fede, è assurdo perché il miracolo in questi casi non si verifica. Infatti, e su questo insiste ripetutamente l’autore, condizione imprescindibile per sperare nel miracolo è la fede. Gesù lo testimonia quando dice: “Va’, la tua fede ti ha salvato”.
Questo è dunque il fondamento del miracolo: la fede. Non però una fede morta ma viva. Non una fede convenzionale, formale, ma che si esplichi nella preghiera, nella pratica dei sacramenti e nel comportamento, da autentici cristiani. “…ciò che conta, è che continuiamo a credere nell’amore di Dio e del suo Figlio Gesù per noi e a vivere, di fede e per fede, come ci insegnano i testimoni della fede”.

Così Gaetano Tulipano, che è un profondo conoscitore di Teologia Fondamentale, ci suona nuovo nella trattazione del miracolo rispetto a quel che noi siamo stati abituati a pensare.
Un’altra novità, che suona proprio rivoluzionaria, è la interpretazione dell’agire di Dio nei riguardi della sofferenza che colpisce l’uomo. Noi siamo stati educati a considerare l’evento doloroso che ci capita come una prova che ci manda Dio per maturarci, per renderci migliori: “Ci sono maestri nella Chiesa i quali insegnano che, la malattia e i vari incidenti della vita, possono provenire da Dio, che sono permessi da Dio, che possono essere una benedizione, che ci avvicinano a Dio, che Dio li usa per correggerci, per istruirci, per purificarci, che ci rendono più graditi a Dio se li sappiamo sopportare e che possono perfino avere effetti salvifici se li portiamo in unione alla passione di Cristo Gesù”. Ora Gaetano Tulipano così prorompe verso tutti quelli che sono di questo parere: “A costoro diciamo che Dio non ci vuole né ammalati né poveri/miseri. Infatti, quale padre terreno, amante dei propri figli, vorrebbe che i figli, vivessero in tali condizioni. Ogni padre terreno che ama veramente i propri figli desidera che essi siano in salute e non si augurerebbe mai che i figli venissero raggiunti da malattie, da incidenti e da varie prove per vederli maturare, crescere e ricevere salvezza”. E conclude: “Se nella volontà amorosa di un padre terreno c’è questo desiderio benevolo per i figli, come si può pensare che, nel cuore del Padre celeste possa albergare una volontà diversa. (Mt 7,9-11)”. Dunque sostiene con determinazione: “Dio, per correggerci e farci crescere, ha altri mezzi. L’origine della malattia e degli incidenti ha altre cause”.

Poi Il teologo, autore di questa parte del libro, ci spiega pure perché in altri casi Dio non interviene; e questo ci tocca molto da vicino dal momento che ogni giorno siamo bombardati da cattive notizie, orrori, disastri naturali, e via dicendo, e la gente si chiede : “Dov’è Dio?”, perché si aspetterebbe un intervento Suo contro tanto male e Dio allora appare come sordo e indifferente. A questo proposito Gaetano Tulipano chiarisce: “…dopo il peccato, all’uomo è data facoltà di continuare a credere e di non credere, di compiere il male per sé e fuori di sé o compiere il bene per sé e fuori di sé, di costruire la città di Dio o la città del Diavolo, senza che Dio, con la sua potenza, possa intervenire direttamente per fermare la sua mano. La stessa legge la osserviamo nella creazione dove, a causa del peccato del mondo, è entrato il disordine, generatore di disastri e calamità naturali, dinanzi ai quali Dio, suo malgrado, può solo stare a guardare”. E infine conclude: “Dio dunque dando origine all’universo, ha scelto di non esercitare direttamente la sua onnipotenza contro il libero arbitrio dell’uomo. Egli, invece, può esercitare la sua onnipotenza  là dove l’uomo con la sua libertà, usando la sua fede, glielo permette”. Allora, aggiungiamo noi, dovremmo chiederci non  “Dov’è Dio?” e neanche, come forse più giustamente fanno altri: “Dov’è l’uomo?” ma dovremmo chiederci: “Dov’è Dio nell’uomo?”
E ora passiamo alla trattazione del miracolo da parte dello scienziato, Giuseppe Valguarnera, che è medico. Egli ha lavorato come ricercatore nel campo dei virus; ha fatto delle importanti scoperte, motivo per cui è famoso a livello internazionale e ha ricevuto anche dei prestigiosi riconoscimenti. Insigne studioso, ingegno versatile, spirito di straordinaria giovanilità.
Egli comincia con l’offrirci una vasta panoramica dei miracoli, o prodigi che dir si voglia, dai primordi della civiltà e alle più disparate latitudini, dimostrando che è sempre stato vivo nell’uomo l’anelito alla liberazione dal male, nel caso specifico, l’anelito alla guarigione dalla malattia.

Poi l’autore passa alla trattazione prettamente scientifica, ma espressa in maniera molto chiara, delle malattie virali. Delle infezioni da batteri, germi, virus, con dovizia di esemplificazioni.
Ora l’analisi che egli conduce sul miracolo riguarda solo il Santuario di Lourdes. Perché? Perché solo lì esiste un Comitato Medico Internazionale (CMIL= Comitato Medico Internazionale di Lourdes) che indaga con rigore scientifico, cosa che manca negli altri molteplici Santuari che sono sparsi in tutto il mondo, Guadalupe, Loreto in Italia…e così via.
Interessante è inoltre la analisi di Giuseppe Valguarnera sui cambiamenti della nostra società e sul tipo di società che oggi ci ritroviamo, e significativa è la sua osservazione che oggi a Lourdes i miracoli sono più rari che in passato. E al riguardo riporta le parole di un noto eremita indù (India), Sandar Sin. Quest’ultimo afferma sugli europei: “Sono stati per secoli tuffati nel cristianesimo, ma il cristianesimo non è penetrato e non vive in loro. La colpa non è del cristianesimo, ma della durezza del loro cuore. Il naturalismo e l’intellettualismo hanno indurito i cuori”.

Quel che colpisce innanzi tutto in Giuseppe Valguarnera, e lo notiamo quando si addentra nell’avvento di Gesù, è il suo spirito laico. Infatti dove noi ci aspetteremmo “l’Uomo-Dio Gesù” egli dice semplicemente “l’Uomo Gesù” oppure dove ci aspetteremmo ad esempio “Il Profeta di Nazaret” egli dice “il Falegname di Nazaret”.
Lungi però da lui, che è un animo profondamente umile, la presunzione tipica di certa scienza. Lo possiamo subito osservare dalle parole poste in esergo al suo scritto, che sono parole di Michel de Montaigne tratte dai suoi Saggi di Filosofia: “E’sciocca presunzione andar disprezzando e condannando come falso quello che non ci sembra verosimile. E’ questo un vizio abituale di coloro che pensano di avere qualche competenza al di sopra del comune… Condannare con tanta sicurezza una cosa come falsa è impossibile, è presumere di avere in testa i limiti e i confini della volontà di Dio e della potenza di nostra Madre Natura; e non c’è al mondo follia più grande che giudicarli in proporzione alla nostra capacità e competenza”.
E quel che risalta principalmente in lui è l’ardore di conoscenza. Da vero scienziato vuole spiegarsi tutto. Riferendosi al miracolo non lo chiama evento “miracoloso” ma “inspiegabile” e con ciò apre la porta all’indagine, si avverte che lo vuole trasformare in “spiegabile”.
Ed è proprio questo che Giuseppe Valguarnera intende fare con questo suo scritto. Egli infatti afferma: “Noi non vogliamo assolutamente contestare i giudizi della Chiesa, ma… vogliamo indagare, scoprire, capire “come” e “perché” si guarisce” e continua: “La fede opera “miracoli”, ma noi vogliamo capire con quali meccanismi opera la fede”. E ribadisce, ancora, fermamente: “La Chiesa non può ritenere che tutte le guarigioni “miracolose” debbano essere accettate per fede. La Scienza deve indagare, studiare, capire, quali siano i meccanismi. Noi abbiamo avanzato una proposta di  verifica”.

Ecco qui sta il nucleo della sua trattazione: spiegarsi, alla luce della ragione, il “come” e il “perché” avvenga il miracolo.

A questo punto mi viene in mente un pensiero di un santo che di miracoli ne fece di strabilianti, tanto da essere soprannominato “il santo degli impossibili”, Sant’Antonio. Egli sostiene nei suoi “Sermoni” (è stato proclamato anche Dottore della Chiesa): “…quando la mente, pretendendo di elevarsi al di sopra delle sue forze, intravede qualcosa della luce della divinità, ogni umana ragione viene meno” e aggiunge: “è necessaria la discrezione, per non pretendere di assaporare delle cose celesti più di quanto sia conveniente”.
Allora ci viene spontanea una perplessità: “ Non è che Giuseppe Valguarnera, medico scienziato, voglia superare le “Colonne d’Ercole”?
Ma la risposta ci affiora pronta a dipanare ogni dubbio.  Lo scienziato è sempre proiettato verso nuove scoperte, egli non si ferma mai, perché non si accontenta mai. E guai se così non fosse. Saremmo ancora fermi al Sistema Tolemaico!

E allora ben venga il suo chiedersi “come” e “perché” e ben venga la sua proposta di verifica.
Il suo ardore di conoscenza, inoltre, lo spinge ad una dissertazione molto movimentata, quasi, potremmo dire, dialettica, dove egli, a parte la documentazione ricchissima, si pone vari interrogativi, anche contraddittori, formula svariate ipotesi cercando soluzioni. Il lavoro è molto ricco e molto variegato, motivo per cui tiene desto l’interesse del lettore, anche se può essere una materia, la medicina, non di propria competenza.

La chiarezza, la semplicità, la linearità con cui sono espressi concetti difficili ed elevati, e questo vale sia per lo scienziato che per il teologo, rendono questo lavoro, che è abbastanza impegnativo, di grande divulgazione, risultando accessibile a tutti, senza preclusioni di sorta.
Il libro può essere utile nel chiarire tanti interrogativi sul mistero della storia, della nostra vita attuale, come può essere di edificazione per la delicatezza, il rispetto, la nobiltà d’animo con cui viene trattato il tema del miracolo pur da posizioni diverse, pur nelle sfaccettature cui esso  si presta, teologica e scientifica, ovvero di fede e di ragione.

Ed è bello, direi quasi commovente, questo sodalizio fede-scienza. Un teologo e uno scienziato si incontrano, si danno la mano e insieme lavorano nel condividere lo stesso interesse.
E’ un bell’esempio di conciliazione tra culto e cultura, due mondi che spesso si guardano con sospetto e diffidenza. Un gesto di speranza e di armonia.

                                                               Maria Elena Mignosi Picone



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