Orologio Digitale

martedì 24 gennaio 2017

ARTICOLANDO (1) : Giacomo Leopardi e i giovani di Sandra V. Guddo



Articolando 







Articolando, e' una nuova rubrica, nasce per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia,  della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali. Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica tonycausi@alice.it  grazie!

Sandra.V. Guddo è la prima a dare il via,  pubblichiamo una relazione dal titolo: "Giacomo Leopardi e i giovani", letta in occasione del Convegno organizzato dall'Accademia di Sicilia sulla vita e le opere di Giacomo Leopardi dal titolo "… e il naufragar m’è dolce in questo mare"che si è svolto lo scorso 20 gennaio 2017 presso  la Sala Congressi di Villa Florio, via Angiò, 27 – Palermo sede dell’Istituto dei ciechi. 





                                                         SANDRA V.GUDDO
Giacomo Leopardi e i giovani ( 20 gennaio 2017 )

Il mio intervento ruota attorno ad una semplice domanda che mi pongo già da quando insegnavo a giovani studenti: perché Giacomo Leopardi ( Recanati 29 giugno 1798 – Napoli 14 giugno 1837  ) piace ancora tanto ai giovani e non soltanto a loro naturalmente ?!
Qual è il segreto del suo imperituro successo che sfida il tempo senza scalfire la bellezza del suo poetare anzi consegnandola ai giovani come uno tra i più avvincenti poeti che insieme a Dante ed a pochi altri  risultano molto letti ed apprezzati?
 La sua poesia è eterna ed universale perché non ha interrotto il legame intrinseco con la Bellezza del Creato che è possibile rinvenire in qualsiasi aspetto della natura sia esso un piccolo passero solitario o un ermo colle o la foglia di rosa o di alloro o ancora la beltà che splendea negli occhi ridenti e fuggitivi di Silvia o nella vita operosa di un borgo dopo la tempesta o prima del dì di festa.
Non ho statistiche strutturate che comprovino matematicamente quanti ragazzi apprezzino Leopardi ma so per certo che quando entravo in classe per leggere le sue poesie  gli studenti ascoltavano rapiti in religioso silenzio; so per certo che  il film a lui dedicato “ Il giovane favoloso “ per la regia di Mario Martone con la convincente interpretazione di Elio Germano nei panni di Giacomo, presentato al Festival di Venezia il 16 ottobre del 2014, si è immediatamente imposto all’attenzione di critica e di pubblico, facendo registrare ai botteghini code e posti esauriti anche nei giorni feriali e non soltanto nei fine settimana.
“ Il giovane favoloso “ ha  superato tutti i film usciti nello stesso periodo, battendo perfino il film “ I guardiani della galassia “ un colossal americano costato migliaia di dollari, candidato al Premio Oscar e distribuito dalla Walt Disney Studios. Come se ciò non bastasse sono arrivate dagli istituti scolastici oltre 60 mila prenotazioni del film ( e ancora qualcuno si ostina a dire che la cultura non paga) . Di ciò invece è convinto Carlo Degli Esposit, il produttore del film che ha dichiarato testualmente ai giornalisti <  che la sfida per un’offerta alta di cinema è quanto gli italiani chiedono e si meritano >.




Ma Carlo Degli Espositi di quali italiani sta parlando ?
Dei giovani ovviamente perché il pubblico che ha visto il film è prevalentemente formato da costoro e ciò non tanto perché siano obbligati dai programmi scolastici allo studio del poeta ma perché realmente Egli esercita su di loro un fascino che , a mio parere, scaturisce dalle vicende personali di Giacomo  che ovviamente ritroviamo nelle sue opere nelle quali evidentemente riversa tutto il malessere esistenziale del suo vissuto.
 Eppure Egli, in tutta la sua vita ha ricercato sempre il piacere in senso lato che rientra in quella visione meccanicistica della realtà e nel sensismo avendo subito il nostro Giacomo anche l’influenza dell’Illuminismo di cui però non ha mai condiviso l’ottimismo e la cieca fiducia nella ragione. Egli, ben consapevole dei  limiti della Ragione umana, rimane irretito in quella visione cosmica che oscilla tra vago, indefinito ed infinito. Dall’incapacità di trovare risposte esaurienti al suo malessere scaturisce in gran parte il pessimismo di Leopardi che, come è noto, attraversa diverse fasi che si allargano dal pessimismo soggettivo a quello storico ed infine perviene , come in una spirale tortuosa, al pessimismo cosmico.
Ma cosa può avere determinato tanto scoramento e tale sofferenza che spesso accompagna la difficile età dell’adolescenza e a volte si trascina penosamente fino all’età adulta? Una prima risposta ci viene data dal difficile rapporto che Giacomo ebbe con la madre: la contessa Adelaide Antici.  
Il rapporto con la madre è decisivo per la costruzione del Sé, come sostiene con convinzione la psicoanalista infantile  Melanie Klain ( Vienna 1882 – Londra 1960 )  nella sua opera “  Invidia e Gratitudine “. La relazione con la madre è determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi dell’adulto; ciò in quanto senza la presenza di una madre “ Buona “ che si prende cura del  figlio, il suo sviluppo fisico ed emotivo sarà gravemente compromesso per sempre. La madre rappresenta per il bambino  l’oggetto primario del desiderio : desiderio di essere amati, coccolati, attenzionati  ma a Giacomo sono mancate da bambino proprio queste fondamentali manifestazioni d’affetto essendo la contessa Adelaide Antici una donna sostanzialmente anaffettiva, bigotta, gretta e meschina, preoccupata soltanto di far quadrare i conti.


Ecco che  questo aspetto della vita di Giacomo immediatamente attira la simpatia dei giovani alcuni dei quali potrebbero ritrovare nella vicenda del poeta la propria esperienza personale di innocenti vittime di madri che non hanno saputo accogliere i propri figli come un dono divino. Non è poi così scontato che una madre sia protettiva nei confronti del proprio figlio, anzi, la cronaca di questi ultimi anni è piena purtroppo di storie maledette di madri che maltrattano i loro figli fino ad arrivare al gesto estremo dell’infanticidio.
Che dire poi del conflitto generazionale che caratterizza la maggior parte dei rapporti genitori – figli nell’età adolescenziale che spesso si concretizza nel desiderio di contrapporsi a loro con atti più o meno palesi di contestazione e nel bisogno di allontanarsi, perfino fuggire lontano dall’odiato borgo natio come esplicitamente Giacomo scrive in una lettera del 1817 “ Qui tutto è morto, tutto è insensatezza e stupidità. Letteratura è un vocabolo inudito. “
Allontanarsi per andare a vivere in una grande città: Roma per esempio per sperimentare l’ebbrezza di una vita autonoma provando a se stessi che si è capaci di farcela da soli senza il sostegno dei genitori. Chi tra noi, chi tra i giovani non ha mai provato tale desiderio ?   Londra, Parigi, Berlino, New York, Sydney sono le mete preferite dai nostri giovani ! Finalmente nel 1819, Giacomo tenta la fuga da Recanati ma scoperto dal padre: il conte Monaldo, con il quale tuttavia aveva un rapporto costruttivo, è costretto a rimanere. Soltanto a 25 anni gli sarà consentito andare nella città eterna da cui rimane profondamente deluso e se ne allontana per recarsi a Milano, Bologna Firenze ed infine a Napoli dove morirà confortato dall’amico Ranieri.
Dunque per molti versi Giacomo è una figura con la quale è possibile identificarsi, magari per piangersi un po’ addosso. La formazione del Se’ come coscienza autocritica che ognuno di noi attraversa più o meno consapevolmente segnando il passaggio dall’adolescenza alla maturità, in Giacomo avviene in modo traumatico in quanto Egli, dotato di particolare sensibilità, prende coscienza, lentamente ma con crescente convinzione, dell’inganno che la Natura ha perpetrato ai suoi danni e ai



danni dell’umanità intera svelando il suo vero volto: non Madre benigna ed amorosa  come non lo fu per lui sua madre Adelaide Antici, ma Matrigna malvagia che illude e disillude non rendendo poi “ quel che promette allor “ .
Ma è certamente la narrazione del primo amore giovanile ad affascinare i giovani che proprio a questa età stanno sperimentando le prime esperienze amorose e i turbamenti legati alla fase dell’innamoramento. Silvia diviene così il simbolo dell’amore giovanile fatto di sguardi “ ridenti e fuggitivi “ mentre la sua amata “ lieta e pensosa  il limitar di gioventù “ saliva. La poesia composta tra il 18 ed il 20 aprile del 1828,  segna tra l’altro il passaggio dalla fase erudita della produzione letteraria di Giacomo alla sua attenzione per il Bello. “ Quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi “
Una poesia etichettata come una testimonianza pregnante del Romanticismo che caratterizzò la prima metà dell’800; in verità  la sua è una poetica eterna che soltanto per comodità viene incasellata nel quadro letterario  di riferimento, noto appunto come Romanticismo Lirico – Soggettivo, in contrapposizione al Romanticismo di Alessandro Manzoni che viene definito Storico – Oggettivo.
Oggi nessuno vuole più essere considerato romantico e sentimentale: la giungla pietrificata nella quale ormai siamo costretti a vivere dove vige il relativismo etico più incontrollato, impone di essere dei “ duri “ per non soccombere alla violenza delle nostre città dove sembra essere in atto una perpetua guerra di tutti contro tutti o come affermava Thomas Hobbes ( 1558 . !679 ) “ Bellum omnium contra omnes “. Resto tuttavia convinta che siamo tutti in errore perché il Sentimento come già aveva affermato Emanuele kant nella sua “ Critica del Giudizio” ha la stessa dignità della Ragione e dell’Intelletto; il Sentimento non è la loro sorella minore, non è un’attività prelogica di secondaria importanza ma ha un valore di conoscenza immediata che ci può guidare, se soltanto le diamo ascolto, ad essere più umani, più solidali con gli altri, dotati di pietas verso chi soffre impedendoci di compiere atti infami contro i deboli e gli indifesi. Non dobbiamo soffocare i sentimenti per paura di essere giudicati dei rammolliti; purtroppo i nostri ragazzi vogliono apparire spregiudicati e pronti a tutto pur di essere accettati dal loro gruppo di riferimento



che li spingerà, se non altro per emulazione, a compiere atti di bullismo. L’educazione sentimentale è fondamentale per non dimenticare che siamo res cogitans oltre che res exstensa e che come tali dobbiamo ricordarci che  l’uomo ha origini divine, è creatura che anela all’infinito perché egli è consapevole di essere soltanto una piccola parte dell’universo senza confini nel cui pensiero è facile perdersi e “ naufragar “. Ecco Giacomo Leopardi sa parlare ai giovani con il linguaggio poetico che è un linguaggio universale dove emerge il bisogno di entrare in contatto con quella parte divina che è in ciascuno di noi.
Per concludere, Giacomo Leopardi piace tanto ai giovani perché Egli è l’antieroe per eccellenza per la sua avanzata miopia, per il suo fisico malaticcio e la sua gobba, per il suo temperamento di introverso e solitario spesso sconfortato per non dire disperato senza il conforto della Fede; eppure la sua statura umana e poetica è immensa e tutto ciò non sfugge ai giovani e li fa sperare che anche loro, con tutti i loro limiti, ce la possono fare. Giacomo viene così percepito come un eroe che, nonostante tutti i suoi problemi di salute, familiari e relazionali, sociali ed economici, non ha mai accettato compromessi né ha ceduto alla volontà di chi voleva per lui un destino diverso ( ricordiamoci che il padre voleva per lui la carriera ecclesiastica).
Un eroe dunque per i giovani che lo hanno preferito ai moderni eroi di latta che combattono con spade infuocate perché Giacomo può insegnare a tutti noi che è giusto coltivare i propri sogni e lottare per la loro realizzazione . Egli ha preferito combattere la sua battaglia con la parola vincendo così la sfida contro il tempo; perciò vorrei concludere questo mio intervento con una frase della poetessa americana Emily Dichinson ( 1830 -1866 ) alla quale vorrei che tutti quanti insieme facessimo grande attenzione “ non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una , e la guardo, fino a quando non comincia a splendere “.

Sandra V. Guddo

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