Orologio Digitale

giovedì 22 giugno 2017

1° CONVIVIO DI POETI A POGGIOREALE ANTICA



Sabato 24 giugno alle ore 17.00 a Poggioreale antica (Palazzo Agosta) si svolgerà il 1° Convivio di poeti con poesie a tema libero o ispirate a Poggioreale antica insieme a tanta bella musica.
La manifestazione culturale è patrocinata dal Comune di Poggioreale (TP) e organizzata da Giacinto Musso Presidente dell'Associazione Culturale Poggioreale Antica.
Ingresso libero

mercoledì 14 giugno 2017

A PALERMO A SPAZIO CULTURA LIBRERIA MACAIONE SI PRESENTA IL LIBRO "CORTILE NOSTALGIA" DI GIUSEPPINA TORREGROSSA








Giovedì 15 Giugno 2017 ore 18:00, a Spazio Cultura Libreria Macaione, Via Marchese di Villabianca, 102 Palermo, il Circolo dei Lettori Spazio Cultura per il ciclo Incontriamo gli Autori, presenta Giuseppina Torregrossa con il suo ultimo romanzo "Cortile nostalgia", collana Scala italiani, Rizzoli

All’incontro interverranno, oltre all’autrice, Gabriella Maggio e Biagio Balistreri.

Stefania Brandeburgo leggerà alcuni brani tratti dal libro.

IL LIBRO
Con un romanzo corale e pieno di vita, Giuseppina Torregrossa racconta la necessità innata di essere accolti in un abbraccio: quello di una madre, un marito, un amico, o una città che sappia tenere aperte le porte anche nella notte.

"Era quello il segreto della feli...cità: prendersi cura degli altri"

A Palermo c’è una piazzetta abitata dalla magia, dove ogni notte sette fate, una chiù bedda di n’autra, rapiscono i passanti per condurli verso luoghi lontani e poi riportarli a casa, storditi dalla meraviglia, alle prime luci dell’alba. È in questo cortile che vive Mario Mancuso, nel cuore dell’Albergheria, tra le abbanniate dei mercanti di Ballarò e i rintocchi del campanile di Santa Chiara. Orfano, ha conosciuto solo l’affetto di zia Ninetta, che però lo abbandona al primo giro di vento, inseguendo i propri sogni. L’incontro con Melina è la sua occasione per ritrovare in una nuova famiglia il calore che il destino gli ha negato. Per lei, bella e infelice, quel ragazzo rappresenta la libertà da due genitori che l’hanno educata più alle privazioni che all’amore. Lo sposo però deve partire per Roma, dov’è stato assegnato come carabiniere semplice, così le nozze sono celebrate in fretta e furia, e con la stessa voracità vengono consumate. Forse soltanto un figlio può colmare la distanza tra marito e moglie, sempre in bilico tra tenerezza e passione; ed è così che nasce Maruzza. A legarli sarà una sottile nostalgia, la stessa che gli abitanti della piazzetta, di Paesi e colori diversi, curano ogni sera con i piatti cucinati dalla donna che tutti chiamano Mamma Africa e che sembra avere lo stesso dono delle sette fate.

L’AUTRICE
Giuseppina Torregrossa. Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent'anni come ginecologa, occupandosi attivamente, tra le altre cose, della prevenzione e cura dei tumori al seno.Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, L'assaggiatrice e con il monologo teatrale Adele ha vinto nel 2008 il premio opera prima "Donne e teatro" di Roma. Presso Mondadori ha pubblicato Il conto delle minne (2009), tradotto in dieci lingue, e Manna e miele, Ferro e fuoco (2011) e Panza e prisenza (2013). Nel 2015 è stata insignita del Premio Baccante.

Ingresso libero.

ARTICOLANDO ( 10 ) :RECENSIONE DELLA POETESSA E SCRITTRICE MARIA ELENA MIGNOSI PICONE AL LIBRO "SULLA PORTA" DELLA POETESSA TERESA RICCOBONO










Articolando


Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
tonycausi@alice.it grazie!


In questo n. 10 troviamo la poetessa e scrittrice MARIA ELENA MIGNOSI PICONE con una sua recensione alla silloge "Sulla porta" della poetessa e scrittrice Teresa Riccobono, pubblicato dalle Edizioni Drepanum. Auguro a voi una buona lettura!






                                                           
Recensione  della poetessa e scrittrice Maria Elena Mignosi Picone alla silloge "Sulla porta" della poetessa Teresa Riccobono Edizioni Drepanum




Prendendo in esame la silloge poetica di Teresa Riccobono, che è con questa alla sua prima pubblicazione, rimaniamo immediatamente colpiti dalla immagine della copertina e dal titolo, che ci lasciano un po’ perplessi per quel vago senso di mistero che suscitano. Vi sono raffigurate una porta, che è chiusa, e una sedia, che è vuota, e il titolo è “Sulla porta”. Il tutto richiama vagamente una scena teatrale. Scarna, nuda, ma densa di significato. Ed è questo che andremo ad interpretare,  prendendo l’avvio proprio da qui perché, come capita per tutti i libri, è nella copertina che si trova la chiave di volta dell’intera opera.
Cominciando a sfogliare la silloge, ci imbattiamo subito in una poesia proprio dal titolo “Sulla porta”,  dalla quale evidentemente l’autrice ha desunto quello del libro. Essa ha inizio così: “Risalire / le scale del tempo / rientrare piano / …e sedersi sulla porta”. La poetessa inoltre vi accenna a “sogni d’infinito”, a “Ideali”, e chiude il componimento con queste parole: “…e ora, nei rari ritorni, / ora che è mio / il segreto delle radici / …ora, qui, soltanto / le ombre vacillano / al margine del pianto”. Ora subito balzano dai precedenti versi due elementi: le radici e i sogni.
Altre poesie insistono su un altro elemento che ha attinenza con i sogni, e cioè l’attesa. Ben due di queste portano il  titolo, “Attesa” e “Lunga attesa”. E spesso questa parola ricorre nei suoi versi: “Il cielo d’ognuno è qui, / in questa attesa, / in una strada curva / che arriva improvvisa / sotto l’arco del sogno”, o anche “Le tue mani, padre, / tiepide nicchie / dove potevo custodire i miei sogni /… e tu mi rispondi con un canto inaspettato, / che ripaga / mille anni d’attesa”.
Potremmo a questo punto azzardare una ipotesi: potrebbe la porta  rappresentare il passato e la sedia invece il futuro?
Però ci chiediamo: “Perché la porta è chiusa e la sedia è vuota?”. Chiusura e vuoto sono due fattori che esprimono negatività la quale richiama alla mente il pensiero, dalla connotazione altrettanto negativa, in genere,  sul tempo, di Sant’Agostino.  Il grande santo affermava che il passato non è più, il futuro non è ancora, e che dunque solo il presente esiste. In effetti in concreto è così: noi viviamo solo il momento attuale. Il passato si vagheggia nei ricordi, e il futuro nei sogni; ricordi che si ammantano di varie sfumature come la nostalgia o il rimpianto, e sogni che si accarezzano con la speranza di realizzarli ma che non sempre hanno buon esito perché, come  dice la nostra poetessa, “il tragitto di vita è brullo” ed essi talora “vanno per altre strade”.
Rimane solo di stare sulla porta. E’ qui che fluisce la nostra esistenza.  L’essere umano in fondo vive come sospeso tra passato e futuro e piantato proprio sulla porta. Nel presente. Questa posizione però non  è statica ma dinamica. Per comprendere questo concetto basti pensare al moto del pianeta per cui, pur stando fermi, in fondo ci si sta muovendo. Eh sì, perché, anche là, sulla porta, in ogni attimo, il futuro si fa presente e il presente passato.
Si avverte infatti in questa opera  di Teresa Riccobono, nell’apparente stasi (la porta chiusa, la sedia vuota) un dinamismo sotterraneo a livello sia materiale che spirituale, il quale si articola sia nel movimento del fluire del tempo (anche dei vari momenti della giornata), sia nella moltitudine dei ricordi, dei sogni, e in una vivacità di animo fervido e impaziente; così invece di dire “di sera” o di notte” la poetessa dice: “…saliva maliardo , / il canto salmastro della sera”, o “lentamente smemora la luce /…sale la sera emanando mestizia” o ancora “…giunge a piedi scalzi il silenzio della notte”, dove i verbi salire e giungere esprimono movimento; inoltre nella poesia “Altalena” leggiamo: “Un dolce cigolio / i miei piedini tesi / a scavalcare il mondo / e mio padre mi spingeva / a volare lungo la strada / di ginestre incantate / fin sopra il cancello / che tagliava lo sguardo / verso il mare “.  In “Anelito” scrive: “Ragazzina guardo il mare / languido d’azzurro / dietro la finestra di un pomeriggio domenicale, / …tolgo le scarpe / e tento di spiccare il volo, /…Quando le ali, quando?”
 Gli ardenti sogni, da fanciulla, certamente,  sono stati il preludio alla realizzazione della sua vita da adulta. E se oggi Teresa Riccobono ha raggiunto la posizione di docente nel liceo psicopedagogico ed è anche madre di famiglia, lo deve proprio a questi. Giovanissima infatti intraprende questo cammino: “…mio padre mi saluta con un cenno, / il liceo in città, / le supplenze sui monti, / l’amore che ti travolge e ti sorprende / e poi l’impegno, vivevo il mio tempo, / un tempo bello ed inquieto”. Oggi inoltre è poetessa e scrive in lingua e in dialetto; ha ricevuto lusinghieri apprezzamenti e importanti premi. Tutto questo come frutto della sua attività. I sogni comportano però oltre che ardore, anche un certa inquietudine, non si sa quel che accadrà. Non se ne ha la certezza.
Una poesia che sembra molto significativa nell’esprimere il senso di inquietudine che è propria del futuro-presente, del futuro che trasmuta in presente, cioè quella perplessità di fronte all’ignoto, al mistero, è la poesia “Oleandri” dove troviamo: “Oleandri in fila / nel sole / ai bordi del vuoto” , immagine che rievoca la siepe della poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi. E la nostra continua: “…i fiori e lo spazio / confine tra mare e cielo / e voi, oleandri della terra, / e un quesito sparito / per sapere / se lì c’è la fine”.
Ma se dal futuro, dai sogni, realizzati o meno, scaturisce in certo modo  il presente, anche il passato incide nel costruirlo. Così persone e luoghi balzano nella mente dell’autrice al ricordo del passato, della sua vita d’infanzia: “Le tue mani, padre, / tiepide nicchie / dove potevo / custodire i miei sogni”; “Mia madre non amava il Carnevale, / il chiasso vuoto la infastidiva”; “…eri Sara, la zia prediletta, / e noi, piccoli, i figli che non avesti”; ma anche la “…casa natale, / risveglio lento di campane / al canto dei galli /…passeggiate lungo i sentieri, / cadenzate dal bastone del nonno / e dai suoi racconti”; e il suo caro albero: “…vecchio ulivo / piantato dai miei padri, /…Tra gli squarci profondi  / trovo i graffiti dei miei anni / passati all’ombra dei tuoi silenzi”.
Dunque nella vita di Teresa Riccobono confluisce il passato nei  ricordi dell’infanzia della quale rimane in lei specialmente il senso della purezza: “Tornerò a te, / amato paese / della mia infanzia, / tornerò / alla fonte Mancusa / a bere nell’incavo roccioso, / cercando antiche purezze / di acque limpide di vena” e nella infanzia ha assaporato  il gusto della quiete, come  nella poesia “Al vecchio ulivo”: “Ora nella quieta oscurità / la voce del vento / si perde tra le case strette / e le bianche pietre del fiume, / inerme aspetto / di farmi ancora consolare / dalla tua pace antica”. La poetessa rifugge dalla frenesia della fretta: “…mi resta ancora / questo rispetto per la notte / e il vivere lento”.
Teresa Riccobono, nativa di Palermo, originaria dell’Albergheria, nutre amore profondo per la sua città, pur riconoscendone le  pecche: “Sto dietro la finestra / di questo inverno / a guardare da quassù  / la città amata, / immobile, chiusa / dietro portoni giganti, / che negano agli occhi / scatole miracolose di giardini”; Palermo “regina sonnolenta /…aquila morente”.
La Sicilia, l’Italia, l’Isola Tiberina, Ventotene e inoltre Parigi, riaffiorano nei ricordi di soggiorni, gite e viaggi, fatti nel corso degli anni.
Insiste certo particolarmente sulla sua terra, la Sicilia, mettendone in risalto le bellezze paesaggistiche: “D’estate mi porto alla torre, / …mi lascio dietro il chiasso vacanziero /…Seguo il sentiero di agavi e ginestre /…D’improvviso s’apre l’azzurro delle tue acque / …e l’occhio appagato spazia / fra il bianco delle case e le strade del porto, / spazia fin dove tu, mare, ti unisci al cielo”. Spesso ritorna insistente il mare con l’azzurro delle sue acque. E  anche il suo colore, il blu. “Aspettando il blu”, “i primordi del blu”.
Un altro elemento del paesaggio siciliano, questa volta però non della natura, che ricorre è la testimonianza di antiche civiltà, specialmente quella greca, nelle rovine archeologiche. E di certi luoghi rievoca pure il mito che li avvolge.”…scivola la barca sul fiume / sfiorando i papiri e /…avvolta nel lume del sogno / ritorna la voce di Ciane / che invano l’amica tentò di strappare / a Pluto divino, / preso d’amore”.
A questo punto viene spontaneo un accostamento, con un pittore però, precisamente coll’artista messinese Salvatore Caputo i cui dipinti hanno una caratteristica dominante: il blu che avvolge il paesaggio siciliano su cui si stagliano i ruderi della civiltà greca. Sono quadri meravigliosi, molto suggestivi, che trasportano in un’atmosfera di incanto.
Il suo spirito poetico  Teresa Riccobono lo manifesta nella capacità di incanto e di stupore: “…e adagio si rientrava / con l’ampia borsa / pesante di conchiglie, / di trepide attese, / di stupori senza fiato”; “Mi riposerò all’ombra del bosco / ammirando l’incanto / del vallone / finchè giungerà / la mia pace”; “…in silenzio aspetto, / pieni gli occhi di stupore”; “la veglia d’incanto”. Sono infatti incanto e stupore quegli stati d’animo che preludono allo sgorgare della poesia, in un animo sensibile. E la nostra autrice li ha manifestati sin da piccola.
Nella poesia “ L’ombra del tempo” scrive: “Triste ci si accorge  / dello sbiadir dei fiori, / d’amori e di memorie, / e il cuore rassegnato tace, / resta ancor questo stupore / che mi fa guardare il mare”
Ora possiamo osservare come  la poetessa metta in rilievo l’aspetto dolceamaro sia del mare che del tempo. A proposito del mare si esprime così: “Tu motore di civiltà, / tu, scrigno generoso, mi riporti le greche melodie, i richiami dei marinai / e le luci delle lampare che continuano / languide il disegno delle stelle”, e confida: “Ti amo quando calmo ti distendi, / quando come un cavaliere baci la terra, / ti amo quando ti culli fra spume di perle”, ma aggiunge: “La tua potenza mi spaventa, / mi spaventi quando scateni le tue forze / e impietoso trascini tra i neri vortici i miseri legni e le ultime speranze”. Dolceamaro anche il tempo: “Stillano i giorni il loro amaro miele”; “è prato di nuvole il tempo” che trascorre con la sua “luce fredda”, con il suo “canto cieco” e “Passano veloci gli anni, come i treni, saettando su binari levigati dal tempo”. Il trascorrere del tempo è lampante nella crescita dei figli: “…e penso ai nostri figli /  che dormivano al seno /…e ora son uomini e donne / e vanno per il mondo”. Allora potremmo identificare il tempo col fiume al quale la poetessa si rivolge con soavi accenti: “Dolce mio fiume / d’acque lunari, /…hai portato con te sorrisi e pianti”, nella poesia “C’è ancora tempo per il mare”.
Tempo e mare sono sempre in movimento, il tempo nel fluire dei giorni e delle stagioni. E scorre incessantemente. Si sente quasi riecheggiare il famoso detto del filosofo greco Eraclito: “panta rei”, “tutto scorre”.
Il passato, pur evanescente, però ogni essere umano lo porta dentro di sé. Ed è su questo che costruisce il suo presente. Rimangono le tracce, sono le radici. E sono queste che danno linfa e producono fiori e frutti. Così Teresa Riccobono porta impressa in sé dei suoi luoghi di origine, della sua amata Sicilia, la solarità. E inoltre l’anelito alla limpidezza, alla quiete, nello stupore e nell’incanto.
Ella riversa in quest’opera la sua vita e risalta indubbiamente come la protagonista perché tutto ruota intorno a lei. Però c’è, occulto e recondito un altro, diciamo, personaggio, che fa da co-protagonista. Dietro le quinte. E’ il tempo. Il suo scorrere, come il fiume, serpeggia nei versi, e allora Teresa Riccobono ci appare come la pianista che trae dalle note dello spartito la musica, perché le note delle sue parole generano una musica, ma una musica speciale, la musica del tempo. Come lo sciacquio del mare.

Maria Elena Mignosi Picone


lunedì 12 giugno 2017

A PALERMO SI PRESENTA LA RACCOLTA DI POESIE DEL POETA ANTONINO SCHIERA






Martedì 13 Giugno 2017 ore 18:00, Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili 4, Palermo, Spazio Cultura in occasione della manifestazione Regioniamo Sicilia 2017, presenta il libro "Frammenti di colore" del poeta Antonino Schiera, La Gru edizioni.

La poesia diviene strumento di conoscenza di sé e dell’altro, 
permettendo l’incontro tra i gradi di tonalità della lirica e la 
cromaticità specifica, peculiare, del carattere assunto dai 
pensieri di chi legge.

All’incontro, saranno presenti oltre all'autore, il poeta e scrittore Biagio Balistreri,autore del romanzo L’inquilino della casa sul porto, Spazio Cultura edizioni, il poeta e scrittore Emanuele Drago autore de Palermo in un rom...anzo, Spazio Cultura edizioni e la scrittrice palermitana Teresa Gammauta.

Nel corso della presentazione l’attore Enzo Rinella leggerà ed interpreterà alcune poesie tratte dal libro.

IL LIBRO | Questa silloge si immerge nella rappresentazione di sentimenti, di valori, di ideali, di ambizioni, di sogni, e Antonino Schiera ci guida in questo percorso utilizzando una tavolozza di emozioni, così come farebbe un artista, attribuendo ai sentieri della vita, a volte in discesa, a volte in salita, una particolare sfumatura cromatica. La poesia diviene così strumento di conoscenza di sé e dell’altro, permettendo l’incontro tra i gradi di tonalità della lirica e la cromaticità specifica, peculiare, del carattere assunto dai pensieri di chi legge, e assumendo una funzione catartica, vivificatrice della capacità di immaginare e di interpretare la realtà e i suoi simboli.

L'AUTORE | Antonino Schiera nasce a Palermo, in una famiglia di lavoratori, nel mese di marzo del 1966. Poeta, narratore e collaboratore giornalistico, dopo una significativa esperienza di vita trascorsa tra Germania e Austria, nel 2013 esordisce con la raccolta di poesie, aforismi e dediche Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Esperto di marketing e comunicazione, coniuga l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che lo circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono.

domenica 4 giugno 2017

AD AGRIGENTO SI PRESENTA IL LIBRO "TANGO DELL'ANIMA" DELLA SCRITTRICE E GIORNALISTA DANIELA SPALANCA








Domenica 11 giugno alle ore 18.00 ad Agrigento presso il Circolo Empedocleo si presenta il libro "Tango dell'anima" edizioni Medinova, 2017 della scrittrice e giornalista siciliana Daniela Spalanca .
Si tratta di una raccolta di scritti su vari argomenti che si snodano partendo da tre sezioni: Amori, Ricordi e Pensieri. Un tuffo nel mare, limpido e a volte impetuoso, delle emozioni, rifugio dell'anima, riparo sicuro contro i mali di un mondo "liquido" che rischia di risucchiarci tutti inesorabilmente.

L'editore Antonio Liotta e Daniela Spalanca hanno scelto le opere pittoriche di Mauro Fornasero .
Insieme all'autrice, saranno presenti : Antonio Patti, Margherita Biondo, Antonio Liotta e Annagrazia Montalbano.

Ingresso libero.

(Nelle foto: la copertina del libro "Tango dell'anima e l'autrice Daniela Spalanca). 


ARTICOLANDO ( 9 ) : RECENSIONE DI FRANCESCO FERRANTE AL LIBRO DI SALVATORE TOCCO "SOLITUDINI - Racconti dell'assurdo e dell'inquietudine"









Articolando


Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
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In questo n. 9 troviamo il poeta e scrittore FRANCESCO FERRANTE con una sua recensione al libro "Solitudini- racconti dell'assurdo e dell'inquietudine", di Salvatore Tocco, pubblicato dalle Edizioni Simposium. Buona lettura a tutti i voi!



La solitudine non è comune a tutti gli uomini, esistono diverse tipologie di solitudine, tante quanti sono gli uomini sulla terra. E’ quello che emerge leggendo il libro di Salvatore Tocco “Solitudini – racconti dell’assurdo e dell’inquietudine”, pubblicato dalle Edizioni Simposium.

Ventotto racconti che sottolineano l’isolamento a cui i protagonisti sono costretti.

Si può essere soli davanti le mura della propria città, perché i tuoi concittadini non solo non ti riconoscono ma deridono il tuo insistente desiderio di varcare quelle mura (e se poi metaforicamente consideriamo l’uomo come cittadino del mondo ecco che viene evidenziato il divario fra chi è nato, per fortuna e non per merito, nell’opulenza e chi invece quel benessere deve o vorrebbe conquistare).

Si è soli perché non si accetta l’omologazione imposta dalla società, perché non ci si rassegna a diventare manichini, rifiutando l’omogeneizzazione a cui l’umanità è sottoposta.

Solo diventa chi ha paura di coloro che gli stanno accanto; chi non riconosce i luoghi i cui è nato.

C’è colui che per non sentirsi solo spera nella spettacolarizzazione del suo funerale, per vivere così la sua ultima illusione.

Resta solo il capro espiatorio condannato dall’egoistico risentimento di una piazza ammutolita.

Solo è chi si avventura nei propri sogni che diventano irraggiungibili fino a perderne i contorni e non percepirne più la forma; oppure chi, sentendosi perseguitato, da sfogo alla propria violenza trasformandosi in carnefice.

Siamo soli, ognuno nell’ egocentrica visione delle proprie mura, a difesa di un inconcepibile istinto selvaggio.
Soli o pazzi, visionari incompresi, fanatici o idealisti, perseguitati dalla cieca concezione cristallizzata in cui siamo racchiusi.

Salvatore Tocco, docente in pensione, vive a Terrasini, paese in cui è nato. Questa è la Sua prima pubblicazione, un’opera introspettiva con tutti i requisiti e le potenzialità di un “classico”.
Un libro da leggere, rileggere e meditare.

Francesco Ferrante

(Nelle foto. il recensore Francesco Ferrante - poeta e scrittore e la copertina  Solitudini... di Salvatore Tocco). 

mercoledì 24 maggio 2017

A GIBELLINA (TP) PERCORSI CULTURALI DI POESIA, MUSICA, PITTURA E ARTE VARIA"



Domenica 28 maggio alle ore 16.30 a Gibellina (TP) presso l'Aula Consiliare del Comune di Gibellina si svolgerà la manifestazione culturale dal titolo" PERCORSI CULTURALI DI POESIA, MUSICA, PITTURA E ARTE VARIA". Organizzazione e presentazione a  cura della Presidente F.I.D.A.P.A- B.P.W. Italy sezione di Gibellina Avv. Francesca Barbiera, Alba Pagano e Calogero Cangelosi.

Ingresso libero.

venerdì 19 maggio 2017

A PARTINICO SI PRESENTA "SOLE DENTRO" SILLOGE POETICA DI MARIA ANTONIETTA SANSALONE








Lunedì 22 maggio 2017 alle ore 17.00, presso il Teatro Gianì in Via Bellini 3 a Partinico (PA), sarà presentato il libro (silloge di poesie) di Maria Antonietta Sansalone “Sole dentro” Edizioni Depranum Trapani. 

Interverranno il prefatore Gino Adamo (poeta, scrittore e Presidente dell’ANMIL di Trapani), il postfatore Luigi Lombardo (Segretario Regionale SIAP Sicilia), l’editore Nino Barone (poeta e scrittore), la pittrice Evelin Costa, la poetessa Maria Antonietta Sansalone.
Modererà l’incontro la prof. Cenzina Oliveri Torres
Lettrice: Marisa Palermo
Intermezzi musicali del TRIO MUSIC IN THE NIGHT 

“Il creato, il cielo, le schiumose onde… si fanno culla di speranza e muti testimoni, mentre una leggera e a volte frenetica danza di voc...i diluisce il sé in fiumi d’immagini dai vividi colori o trascina nella sua piena rovinosa.”
Maria Antonietta Sansalone è nata a Partinico e vive a Trappeto, in provincia di Palermo. Docente, pedagogista abilitata in psicologia, storia e filosofia e specializzata in E-learning, ha operato per un decennio come supervisore e formatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Palermo. Ha progettato e coordinato progetti europei di carattere sociale e pubblicato scritti di saggistica.
In questi ultimi anni ha ottenuto importanti e numerosi riconoscimenti in molti Concorsi Nazionali ed Internazionali di Poesia.
Gli scritti di questa sua prima silloge poetica, “Sole dentro”, si avviluppano attorno a temi cardine, in un continuo relazionarsi con la natura, l’amore, gli accadimenti sociali vissuti da lei, quale attenta ed empatica osservatrice del suo tempo. 
In questa raccolta le sue diverse poesie riecheggiano riflessioni introspettive che si accompagnano a percorsi di rinascita; rendono tangibile il sapore del quotidiano; inneggiano all’amore in tutte le sue sfumature e ad accenni di sensualità; rievocano, ancora, grida d’angoscia, dichiarate fragilità, tracce di mistero affidate al vento, voci zittite sul nascere, canti di capinere ingabbiate alle quali viene negato il rosseggiare dei tramonti.

(Nelle foto l'invito dell'evento e la poetessa Maria Antonietta Sansalone).

UN MUSEO A CIELO APERTO: NOTTE DEI MUSEI ALLA TORRE DI SAN NICOLO' A PALERMO



Sabato 20 maggio dalle ore 18.00 alle 23.59, in occasione della Notte Europea dei Musei, sono previste in tutta Europa aperture notturne, per vivere l’atmosfera suggestiva delle visite serali dei musei.

Per rendere omaggio a questa stupenda notte di primavera, durante la quale sotto le stelle migliaia di amanti della cultura passeggeranno nella bellezza di questa nostra città, le dedichiamo Un museo a cielo aperto: Notte dei Musei sulla Torre di San Nicolò
Ammireremo le stelle e il pan...orama che ci concede la vista dalla terrazza della Torre di San Nicolò.


Il ticket si riferisce al costo del biglietto della visita assistita alla Torre fino alla terrazza, dalla quale sarà possibile ammirare il panorama notturno sul centro storico di Palermo.

Torre di San Nicolò di Bari all’Albergheria del XIII sec. (certificato di eccellenza Trip Advisor 2016)
Attaccata alla chiesa sorge una slanciata costruzione quadrangolare con conci ben squadrati, si tratta della trecentesca torre civica facente parte del sistema difensivo della città. Fatta edificare dalla universitas palermitana per difendere le mura del “Cassaro”, non faceva parte delle strutture della chiesa ma risultava svincolata ed isolata. “Torre d’eccellenza”, forse la più alta di Palermo, perduto il significato di difesa, se ne volle ingentilire e perdere il suo austero aspetto, applicandole al secondo livello delle bifore arricchite da una cornice d’intarsi.
La torre, articolata in quattro livelli, è stata edificata con pietrame a grossi conci, utilizzando massi tufacei squadrati, che le conferiscono una linea rigorosa ed severa.

In occasione della notte dei Musei, saranno aperti, a cura di TERRADAMARE anche

● La Casa Museo Stanze al Genio, con l’evento La notte dei Musei nella casa museo Stanze al Genio: → www.facebook.com/events/281553672254683

● Il Museo Palazzo Asmundo, con l'evento La notte dei Musei al Museo Palazzo Asmundo → www.facebook.com/events/223006524855284

Visita serale della Torre medievale di San Nicolò
via Nunzio Nasi, 18 – Palermo ticket: € 3
sabato 20 maggio 2017
Orari: dalle 18 a mezzanotte. Ultimo ingresso ore 23
infoline: 329.8765958 | eventi@terradamare.org | www.terradamare.org/infoline