Orologio Digitale

lunedì 21 luglio 2008

I POETI DIALETTALI: IGNAZIO BUTTITTA


IGNAZIO BUTTITTA è nato a Bagheria il 19 settembre 1899 ed è morto a sempre a Bagheria il 5 aprile 1997.

Buttitta è il poeta contemporaneo che si è espresso in siciliano ed è il più famoso.

Egli proviene da una famiglia di commercianti, la casa del padre era confinante a quella di Renato Guttuso.

Nel 1916, il poeta siciliano fu chiamato alle armi e partecipò alla difesa del Piave, dove potè sviluppare il suo senso di odio verso la guerra.

Nel 1918, ritornato in Sicilia, insieme a Filippo Turati, maturò le sue idee socialiste e nel 1922, fondò nel paese di Bagheria, il Circolo Culturale: "Filippo Turati".

I suoi primi versi in siciliano furono pubblicati nel piccolo libro: "Sintimintali" di 40 liriche, con la prefazione di Giuseppe Pipitone Federico.

In treno mentre si recò a Messina, Buttitta conobbe la sua futura moglie. maestra elementare che gli diede 4 figli, uno di questi oggi si trova alla Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo e insegna Antropologia, è studioso delle tradizioni popolari siciliane.

Nel 1928 Ignazio Buttitta, pubblica Marabedda.

In epoca fascista uscì un giornale di poesia dialettale, ma presto venne censurato e definitivamente chiuso.

Trasferitosi a Milano, il grande poeta siciliano, fece fortuna nel commercio, anche la passione per la letteratura non subì flessione.

Durante la 2^ Guerra Mondiale, Buttitta aderì alla Resistenza partigiana e si iscrisse alle Brigate Matteotti e combattè il nazi-fascismo, arrestato dai fascisti nel 1945, riuscì a scampare alla morte e ritornare in Sicilia.

Più tardi, ritornò a Milano, grazie all'aiuto di un caro amico di Mazara del Vallo (TP), che lavorava nelle industrie del pesce, ebbe un credito che gli permise di ritornare alla grande nel commercio e alla frequentazione di una piccola ma eccellente squadra di artisti e intellettuali siciliani, fra cui Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo e lo stesso Renato Guttuso, i quali furono presenti nel suo primo e famoso libro: " Lu pani si chiama pani" , che fu finanziato dal Partito Comunista Italiano del 1954.

Fra le poesie più popolari si ricorda "Lamentu d'una matri", scritta nel 1953 e si trova nella sua raccolta di liriche sicilane dal titolo "Il poeta in piazza" stampato nel 1955. Poi ricordiamo la poesia : "Lu trenu di lu suli" del 1963, che è dedicata ai minatori italiani.

Sempre del grande Buttitta si ricorda: " La peddi nova" del 1963 e "Io faccio il poeta" del 1972 dove spiega i dolori sia vecchi e sia quelli nuovi della Sicilia, convinto che un poeta deve essere partecipe della lotta di tutti gli uomini per liberarsi in maniera totale della miseria.

Con "Io faccio il poeta" , Buttitta vince il premio Viareggio.

Per concludere possiamo dire che il sommo poeta dialettale Ignazio Buttitta, fu così appassionato del proprio dialetto e deve essere di esempio per tutti noi "umili" poeti, dobbiamo imparare molto da lui, perchè i suoi versi trasudano di passione per la Sicilia, autentiche e grandiose lotte fatte di uomini piccoli ma grandi nello spirito.

Qui sotto voglio allegare questa grandiosa poesia " Lingua e dialetti", dove si dice ai siciliani di conservare la propria lingua, leggetela per me è grandiosa.


SICILIANO


Un populu

mittìtilu a catina

spuggiàtilu

attuppatici a vucca

è ancora riccu.


ITALIANO

Un popolo

mettetelo in catene

spogliatelo

tappategli la bocca

è ancora libero.





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