Orologio Digitale

sabato 4 febbraio 2017

ARTICOLANDO ( 2 ) : "Ispirazione" e "Astrattismo una vece" articoli di critica letteraria di Marcello Scurria




Articolando 




Articolando, e' una nuova rubrica, nasce per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia,  della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali. Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica tonycausi@alice.it  grazie!

In questo n. 2  troviamo lo scrittore, saggista e poeta Marcello Scurria che ha scritto due articoli di critica d'arte, uno dal titolo "Ispirazione" dedicata alla mostra del pittore Sebastiano Caracozzo che fino al 7 febbraio è allestita in via 4 aprile a Palermo, accanto al Palazzo Principe di Palagonia, vicino allo Steri, zona Piazza marina, l'altro ha come argomento l'astrattismo.

Buona lettura !





                                             ISPIRAZIONE 

Articolo di critica d'arte relativo alla mostra "Ispirazione" del pittore Sebastiano Caracozzo



Di fronte alla tela del pittore di Mistretta Sebastiano Caracozzo, si rimane piacevolmente esterrefatti per la complicità che relaziona la tela con il suo sfondo, in verità un  substrato, una sorta di isobara che avvolge tutto e ogni dipinto. “Tutto” e “ogni” non sono contributi usati a casaccio: il fatto è che la tela finale di Caracozzo è una risoluzione che restituisce all’osservatore i contorni, le figure, le nuance e i colori che già esistevano prima che il pittore mettesse mano al pennello.
Avanti, signore e signore, non perdetevi l’occasione di congetturare una idea e realizzarla senza inibizioni! Tanto non vi sente nessuno:è pensiero. Pensate qualsiasi cosa, purché la pensiate o l’immaginiate mentre siete seduti sul divano di casa vostra o davanti alla vetrina di un venditore di tessuti pregiati.
 Ovvio, non siete artisti, forse non siete pittori, forse non vi piace neanche la pittura, ma questa è l’occasione per incontrare molti e nuovi amici,  senza sapere che state per immaginare la medesima cosa. Volere o volare, vi sia antipatico o no, raccogliete la sfida lanciata da Caracozzo.  
Io, infatti, ho notato in altre occasioni l’originalità di questo pittore (e amico) che predilige le scene sacre; ma che essendo altrettanto bravo a disegnare ritratti, allora sa usare gli sfondi e le tecniche più trafficate come la tela bianca, passando dai pastelli a cera alla tempera che, nel caso dei quadri che abbiamo di fronte, sono colori distribuiti con un criterio di raffigurazione completamente diverso, se non agli antipodi della consuetudine.
Ciò,  vuol dire che Sebastiano Caracozzo è enormemente originale e chi usa le tecniche miste, lasciatemelo dire, raramente soddisfa il pubblico sulla certezza dell’immagine che riconduce all’autore. Già, perché in definitiva ognuno pensa e ci vede quello che vuole.
Caracozzo, invece, ci riesce. E ho accettato la sfida di presentarlo. Quindi, dico subito che il pittore Sebastiano Caracozzo è bravo, e che ha fatto benissimo a scegliere me come vostra guida, dato che quella di Caracozzo è una pittura che nasce dall’osservazione. Lo dico perché sono fatto così, un osservatore analitico, e dato il carattere che ha Caracozzo, molto attento a non perdere il mio filo conduttore e la predisposizione di considerare l’arte un mistero universale da offrire a chiunque come un regalo da aprire al tempo e nel luogo giusto.
Che sia la casa, che sia un museo, una galleria d’arte, o semplicemente un raduno, finché il quadro non entra a fare parte della vostra vita, la bellezza è relazione astratta, la bruttezza è relativa,l’osservazione un dovere, ma l’incanto è oltre, cioè nella verità dell’ISPIRAZIONE.
Ecco! Questo è il punto, e giustamente il titolo della mostra: ispirazione. Ovvero il momento magico che il pittore vive a tempo indeterminato, in conflitto con la luce, in collaborazione con l’ombra, in un intenso rapporto propriocettivo che Caracozzo ha con il tessuto di sottofondo ai quadri che vedete, ma che definiscono il contesto di un’astrazione ancora in nuce, visibile solo a lui.
Come la mia presenza qui. Probabilmente: destino.
Un salto nell’astrattismo della mia fama, mi ha fatto il regalo di ricevere una lezione sull’astrattismo della astrattista (e non solo perché dipinge e firma anche sete eleganti) pittrice Roberta Betti che mi ha ospitato nel suo atelier “Il punto di Fuga” a Chiusi, in Toscana. Tema: il mio libro, di cui ho parlato ininterrottamente per quasi due ore nell’ambiente più propizio, circondato da decine di quadri astratti e dalla certezza pubblica di aver detto e spiegato esattamente come  i numerosissimi presenti sperarono di sentire quando vennero a trovarmi. Tra queste Stephanie Seymour, artista  americana che vive in Toscana, che capì che amo Palermo.  
Ci vuole talento,  non solo la bravura di capire le somiglianze o le empatie. Per capire la genialità ci vuole la genialità, purché sia creativa non importa a che livello di scienza, perché anche da questa prospettiva ci sarà chi si occupa dei giudizi di valore.  Beh! C’è psicologia, e c’è l’arte,  e il merito di meritare più notorietà. Cose da talent-scout, come il presidente dell’Ottagono Letterario di Palermo il poeta e critico d’arte Giovanni Matta che ha unito le sfere palermitane e toscane. Ecco. Come per magia la mostra Caracozzo passa da un posto all’altro e da un orario all’altro e ci dimentichiamo incredibilmente di scrivere h.17.oo
Dunque,  il fatto determinante è che c’è società. C’è. Ed eccovi qua, a parlare dell’influenza capace di fare storia della città. E’ un’occasione spettacolare. Sono momenti straorinari, no? Che in un certo senso sono riprodotti sui quadri di Caracozzo, che da pittore, merita il cognome e basta: Caracozzo basta e avanza per capire di chi stiamo parlando.
Guardate che insieme! formiamo! Noi discutiamo contemporaneamente con molti linguaggi. Infatti, l’astrattismo è un insieme che rivela moltissimo, forse una vita, o proprio la vita,  nel senso che l’ordinario drappo, per quanto lussuoso, in questo caso non varrebbe nulla, da che il tessuto ha perso il suo valore intrinseco e ordinario nella metempsicosi che l’ha reso straordinario! Infatti, il compito dell’artista è quello di rendere l’ordinario, straordinario!
Insomma, l’avvenire di quella tela ancora indenne, è nell’astrattismo implicito di Caracozzo che vede il quadro prima di disegnarlo.
E io, questo, lo trovo eccezionale, anche se Caracozzo non mi ha ancora fatto un ritratto.  Dunque, comprate i quadri di Caracozzo perché io voglio il mio ritratto. E vi giuro che gli chiederò un quadro in pegno per essere sicuro di non perdere l’occasione di averlo dipinto subito.
Prima della mostra Ispirazione, sono andato a vederli di persona, perché avevo bisogno di essere vicino alla sua idea di pittura, che è questa che avete sotto gli occhi, quella in cui lo riconoscete pittore oltre l’immagine, oltre l’abile ritratto, perché la sintesi è nel contesto e non solo nella figura. Negli stati di grazia, Caracozzo riesce a vedere più immagini nello stesso preludio, com’è il caso della madonna dei melograni. Bellissimo!
In ognuno di questi ottimi quadri voi, ritrovate un alter ego. Che non è il dipinto, cosa straordinaria, ma la trama in bassorilievo che ha cambiato i connotati allo spazio.

Palermo 29/30  gennaio/2017                                                                          Marcello Scurria









   L'ASTRATTISMO UNA VECE 
Articolo di critica d'arte sull'astrattivo dello scrittore,  poeta e saggista Marcello Scurria 




Osservando un prodotto dell'astrattismo  si viaggia nell'inconscio profondo dell'artista e James Hillman (Atlantic City 1926 - Thompson 2011) meglio di C. G. Jung,  è lo psicologo dell'anima, insuperabile nella sua nota Teoria della Ghianda, che associa all'astrattismo l'anima o il pensiero del cuore incarnati da noti personaggi e meno conosciute biografie che hanno trasferito nell'immanenza di una tela, il dinamismo di un modo sommerso, psichico, come lo hanno definito Jung e Hillman, il piccolo popolo infero. Infero, non vuol dire infernale, ma inconscio, onirico, platonicamente repubblicano. L'astrattismo,  da non confondere con il surrealismo, necessita della svariatezza, una sorta di intelligenza bohemienne che possiede ed agita la creatività mostrandola nelle tecniche esplosive, originali fino all'impensabile, spesso eccentriche o inventate, in cui si svela all'aria aperta l'esistenza di sotto-trame dichiarate magicamente all'impressione dell'osservatore che scava sotto l'immanenza. Allora il significato dell'opera si svela in trasparenza, è  tra le linee, sbuca dai tombini, è pensiero che si materializza, può essere inferno purgatorio e paradiso come un suggerimento onirico che si fa cognizione sebbene non abbia paradigmi comuni, dato che la regola dell'astrattismo è che non ci sono regole. Se poi l'artista stigmatizza il suo stile, allora è un altro discorso; cioè un sotto-insieme pressoché ordinato di un universo più caotico. Il fatto è che ci vuole sensibilità, autonomia di giudizio, bisogna avere gli occhi contemplativi per guardare la tela, e il pensiero libero di fabulare sulle immagini condurrà a conclusioni entusiasmanti.
L'astrattismo non si disgiunge dalle parusie (termine platonico che indica l'esistenza-presenza di una idea nella realtà sensibile) capaci di sequestrare le idee trattenute fra i colori e le nuance dove si scoprono gli elementi germinativi dell'introversione causali, e non casuali, perché l'astratto è il metodo che l'inconscio predilige per mostrarsi, nascere, venire al mondo, contattarlo.
L'attenzione dell'osservatore può svelare il profondo raffigurato e il piacere di preferire una interpretazione vive di due forze dominanti: 1) un corpo conscio immediato e (senza offesa) ignorante perché razionale come potrebbe essere un'infrastruttura; 2) un'anima che si libera dei gioghi invisibili e svela il corpo sottile che pesa almeno 100 grammi di personalità.
L'astrattismo (potrebbe essere) è anche una specula isomorfica, quadri e disegni innominabili finché non si rivelano al colpo d'occhio o allo sguardo in tralice, che al battito di ciglia o a una certa distanza dalla cornice improvvisamente si caricano di In-Sé, ovvero una finestra che s'apre sull'ineffabile propriocettivo dell'osservatore che neanche sospettava di far parte a livello animistico dell'opera che osserva. Cioè una autopoiesi (L'immagine che esiste nel cervello dell'osservatore a priori, cioè prima che l'interferenza con il disegno faccia interagire le due strutture, quella dell'osservatore e quella dell'artista, sottostanti ma interagenti) rivelazione del dominio psichico che si arricchisce di destino. O un dito sulla piaga o una mano sul cuore. Entusiasmante, no? Allora l'astrattismo pontifica con le intenzioni e senza fare processi svela arcani biografici, autobiografici, esperienziali, forse (o spesso) mitici, qualsiasi sia la dichiarazione che l'artista fa della sua produzione.
L'astratto si materializza da un fulcro interiore magmatico e contemporaneamente psicologicamente concreto, rendendo attivo il pensiero estetico che si evolve in filosofia estetica, ovvero in una classe della logica che interagisce con l'inconscio del pittore o della pittrice che dunque, dice o dipinge molto di più di quanto credeva di fare.
Le opere dell'astrattismo sono opere pregne di una fiamma vitale ricombinante che è il genio a cui Harold Bloom ha dedicato questo aforisma: Il segreto del genio è non lasciare che esistano per noi finzioni nel comprendere a fondo la realtà che conosciamo.

Palermo 07/12/2016
Marcello Scurria

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