sabato 18 marzo 2023

CONFERENZA DI ANTONINO CAUSI SU ALESSIO DI GIOVANNI PER L'ACCADEMIA DI LETTERE, ARTI E SCIENZE "RUGGERO II DI SICILIA" PALERMO

 



Carissimi amici vi invito a partecipare sabato 25 marzo 2023 alle ore 16.30 alla mia conferenza dal titolo "Alessio Di Giovanni, poeta della Valplatani, voce dei zolfatai e dei contadini siciliani".

L'evento culturale organizzato dall'Accademia di Lettere, Arti e Scienze "Ruggero II di Sicilia" si svolgerà a Palermo presso La Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli, in Via Terrasanta n. 82.

Vi aspetto numerosi!

( Nella foto: il poeta Alessio Di Giovanni)


martedì 24 gennaio 2023

AD ALTAVILLA MILICIA (PA) PRESENTAZIONE DELLA RACCOLTA POETICA "LA POESIA ARCOBALENO DI COLORI " DELLA POETESSA BEATRICE AMATO

 



Si presenterà venerdì 27 gennaio alle  ore 17.00 ad Altavilla Milicia presso il Complesso Calogero Zucchetto, la raccolta poetica  "La poesia arcobaleno di colori" della poetessa  Beatrice Amato .

Interverranno: Dott. Giuseppe Virga (Sindaco di Altavilla Milicia);

                        Dott.ssa Maria Rita Lazzara (Assessore alla Cultura  di Altavilla Milicia);

                        Dott. Antonino Causi (Relatore e Moderatore);

                        Dott. Angelo Abbate (Relatore e declamatore );

                        Dott. Salvatore  Trapani (Giornalista Italpress);

                        Cinzia Granà (Presidente Ass. Fidapa sez. Altavilla  Milicia);

                         Mariella Cirafici (Poetessa e declamatrice),

                         M° Francesco Maria Martorana (Chitarrista).

                                                     Ingresso libero.

A PALERMO PRESSO HOTEL JOLI' PRESENTAZIONE DI TESTI LIRICI : "Il MITO E LA POESIA" E "IL CANTO GRECO " DI GIOVANNI TERESI CON ELISA MAGURNO

 


Mercoledì 25 gennaio alle ore 16.30 a Palermo presso hotel Jolì in via Michele Amari n.11, per la serie i Salotti dell'Ottagono Letterario Giovanni Teresi ed Elisa Magurno presentano i testi lirici "Il mito e la poesia" e " Il Canto greco". Coordina il Presidente A.S.C.O.L. Giovanni Matta.

Ingresso libero.

(Nella foto la locandina dell'evento creata da Edoardo Dispensa con la collaborazione di Pietro Silano)


domenica 1 gennaio 2023

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA SERGIO MATTARELLA

 


Carissimi nell'augurare  un sereno Capodanno a tutti voi e alle votre famiglie,  come da consuetudine il primo post del 2023 è dedicato al messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. 

Ecco lo qui per esteso. 

Care concittadine e cari concittadini,

 

un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.

 

Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo.

 

L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.

 

Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno.

 

Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna.

 

È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.

 

Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari.

 

Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare.

 

Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.

 

La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità.

 

Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte.

 

La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese.

 

È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica.

 

Questo corrisponde allo spirito della Costituzione.

 

Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore.

 

La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio. 

 

Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente.

 

Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti.

 

Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.

 

La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà.

 

Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI.

 

Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine.  Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità.

 

Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi.

 

Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.

 

Non ci rassegniamo a questo presente.

 

Il futuro non può essere questo.

 

La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti.

 

Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni.

 

Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra. 

 

Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà.

 

Dal Covid - purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare.

 

Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.

 

Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.

 

So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno.

 

La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.

 

Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.

 

Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne - creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.

 

Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni.

 

La Repubblica siamo tutti noi. Insieme.

 

Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.

 

La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie.

 

La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.

 

La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali.

 

La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione.

 

Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale.

 

È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.

 

La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. 

 

Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi.

 

Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate.

 

L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.

 

Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro.

 

Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi.

 

Sfide globali, sempre.

 

Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale.

 

Ed è in questo scenario, per larghi versi inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa.

 

Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione.

 

Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani.

 

Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa.

 

La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio.

 

Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.

 

L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici.

 

Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.

 

L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale.

 

L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione.

 

La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società.

 

Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.

 

Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire.

 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione.

 

Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.

 

Parlando dei giovani vorrei – per un momento - rivolgermi direttamente a loro:

 

siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade.

 

Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti.

 

Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza.

 

Non cancellate il vostro futuro.

 

 

 

Care concittadine e cari concittadini,

 

guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre.

 

Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso.

 

La Repubblica vive della partecipazione di tutti.

 

È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia.

 

È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia.

 

Auguri !



Il Presidente della Repubblica Italiana    

Sergio Mattarella    


 

 




mercoledì 28 dicembre 2022

UN AUTORE, UN LIBRO ( 50 ) : ALESSANDRA SELMI - AL DI QUA DEL FIUME . IL SOGNO DELLA FAMIGLIA CRESPI

 



Alessandra Selmi è una scrittrice ed editor italiana. Ha collaborato come editor con diverse case editrici, e` titolare dell’agenzia letteraria Lorem Ipsum, dove si occupa di scouting ed editing, insegna Scrittura editoriale nell’ambito dei master dell’Universita` Cattolica di Milano. Dalla sua esperienza sono nati i libri E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor (Editrice Bibliografica, 2014) e Come pubblicare un giallo senza ammazzare l'editore (Editrice Bibliografica 2016). La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il suo primo romanzo, edito da Baldini e Castoldi nel 2015, cui sono seguiti Le origini del potere. La saga di Giulio II, il papa guerriero (2020) e Al di qua del fiume. Il sogno della famiglia Crespi (2022) entrambi pubblicati da Nord. 

Al di qua del fiume.Il sogno della famiglia Crespi è ambientato in un  solo  triangolo di terra delimitato dal fiume Adda, lo si può abbracciare con uno sguardo. Ma, nel 1877, agli occhi di Cristoforo Crespi rappresenta il futuro. Lui, figlio di un tengitt, di un tintore, lì farà sorgere un cotonificio all'avanguardia e, soprattutto, un villaggio per gli operai come mai si è visto in Italia, con la sua chiesa, la sua scuola, case accoglienti con giardino. Si giocherà tutto quello che ha, Cristoforo, per realizzare quel sogno. I soldi, la reputazione e anche il rapporto col fratello Benigno, ammaliato dalle sirene della nobiltà di Milano e dal prestigio di possedere un giornale. Per Cristoforo, invece, ciò che conta è produrre qualcosa di concreto e cambiare in meglio la vita dei suoi operai. E la vita della giovane Emilia cambia il giorno in cui si trasferisce nel nuovo villaggio. Figlia di uno dei più fedeli operai dei Crespi, e con una madre tormentata da cupe premonizioni del futuro, Emilia è spettatrice della creazione di un mondo autosufficiente al di qua del fiume, e la sua esistenza, nel corso degli anni, si legherà ineluttabilmente a quella degli altri abitanti di Crespi d'Adda. Come la famiglia Malberti, l'anima nera del villaggio, o gli Agazzi, idealisti e ribelli. Con loro, Emilia vive i piccoli e grandi stravolgimenti di quel microcosmo e affronta le tempeste della Storia: i moti per il pane del 1898, la prima guerra mondiale, le sollevazioni operaie… Tuttavia il destino farà incrociare la sua strada anche con quella di Silvio Crespi, erede dell'azienda e della visione del padre Cristoforo. Nonostante l'abisso sociale che li divide, tra i due s'instaura un rapporto speciale che resisterà nel tempo, e sarà Emilia il sostegno di Silvio nel momento in cui i Crespi – forse diventati troppo ricchi, troppo orgogliosi, troppo arroganti – rischieranno di perdere tutto. Fino all'avvento del fascismo, quando il villaggio Crespi, come il resto del Paese, non sarà più lo stesso.

(Nelle foto: L'autrice Alessandra Selmi e la copertina del romanzo Al di qua del fiume. Il sogno della famiglia Crespi).

BUON ANNO 2023 A TUTTI VOI DA TONYPOET !

 


Carissimi con questo post desidero augurare a tutti voi e alle vostre famiglie  un prospero e lieto anno 2023 e di rivederci con piacere con iniziative e appuntamenti culturali. 

BANDO DEL 2° PREMIO LETTERARIO ANTONIO VENEZIANO 2023

 





Carissimi amici con piacere pubblico il nuovo bando del 2° Premio Letterario Antonio Veneziano 2023, partecipate numerosi!

(In alto il bando completo del 2° Premio Letterario Antonio Veneziano 2023).






IL VIDEO DEL 1° PREMIO LETTERARIO ANTONIO VENEZIANO 2022

 



Carissimi amici con vero piacere pubblico l'intero video riguardante la Cerimonia di Premiazione del 1° Premio Letterario Antonio Veneziano 2022 che si è svolta a Palermo presso l' Auditorium ex Chiesa San Mattia ai Crociferi lo scorso 15 ottobre 2022.
Un ringraziamento ad Alberto Russo di Arte & Cultura TV per averlo realizzato e a tutti i poeti e scrittori partecipanti.

A tutti voi una buona visione!




sabato 24 dicembre 2022

BUON NATALE 2022 A TUTTI VOI DA TONYPOET

 


Carissimi con questo post desidero formulare a tutti voi e alla vostre famiglie l'augurio di un sereno e felice Natale 2022, con una bellissima poesia di Madre Teresa di Calcutta 


E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Maria Teresa di Calcutta

sabato 19 novembre 2022

A TERMINI IMERESE Consegna Encomio Speciale Aurora Termitana IX Edizione e presentazione silloge poetica: per aspera...alla mia BUFERA di Giuseppe la Spina

 

Due appuntamenti in un unico evento culturale mercoledì 23 novembre 2022 ore 16.30 a Termini Imerese presso la Chiesa del Monte in Corso Umberto I: 

Consegna Encomio Speciale Aurora Termitana IX edizione  e presentazione silloge poetica: per aspera...alla mia BUFERA di Giuseppe la Spina.


 Saluti: Don Antonio Todaro (Arciprete di Termini Imerese), Marilisa Magno (Presidente Lions club Termini Imerese Himera Cerere), Tommaso Romano (Presidente Fondazione Thule), Rita Elia (Presidente Termini D'Arte).

Interverranno: Jana Carcara (poetessa e scrittrice), Maria Patrizia Allotta (Docente e critica letteraria).

Lettore: Raimondo Pilato 

Sarà presente l'autore.

Musiche a cura di Pier Paolo Petta.

Presenta: Laura Barbuscia Sciascia.  

Ingresso libero.

(Nella foto la locandina ufficiale dell'evento culturale)




ARTICOLANDO : ( 48 ) RECENSIONE DI ANTONINO CAUSI AL ROMANZO "DOVE GLI ANGELI CAMMINANO DI NOTTE" DI LUCIA LO BIANCO

 










Articolando, è una rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica

tonycausi@alice.it grazie!

In questo n. 48 il Dott. Antonino Causi (poeta, scrittore e saggista) recensisce il romanzo "Dove gli angeli camminano di notte" della  scrittrice e poetessa Prof.ssa Lucia Lo Bianco  edizioni Sanbook 2022. 

Una buona  lettura a tutti voi!


Recensione al romanzo “DOVE GLI ANGELI CAMMINANO DI NOTTE”

di Lucia Lo Bianco

 Swanbook Edizioni, 2022

Antonino CAUSI

 

Nel romanzo “Dove gli angeli camminano di notte” scritto dalla poetessa e scrittrice Lucia Lo Bianco ed edito da Swanbook, protagonista è Beatrice, una donna con le sue fragilità, i suoi desideri, progetti, aspirazioni verso una vita semplice possibilmente serena e con una stabilità familiare.

Purtroppo non tutto si realizzerà come ella desidera, il primo ostacolo le si presenta a vent’anni, diplomata come ragioniera e iscritta alla facoltà di Economia, sogna di potersi trasferire in Germania, una Nazione che da sempre l’aveva affascinato e dove avrebbe voluto vivere, studiare e lavorare.

I genitori non condividono la sua scelta a causa di pregiudizi del tempo, da qui nascono incomprensioni e difficoltà di rapporti sociali, con il marito non va bene, a causa delle violenze subite e i figli distanti e assenti tracceranno un vuoto incolmabile e profondo che la indeboliranno nella sua essenza fisica e psichica.

Lasciata dal marito, Beatrice riesce faticosamente a ricostruirsi una vita più serena con un altro uomo. Insieme riescono ad unire lavoro e amore, Beatrice pensa finalmente di poter coronare il suo sogno, grazie a un uomo che la vorrà bene e che cercherà in tutti i modi di volerla accontentare in tutto sperando di esserne all’altezza.

La vita di Beatrice è quindi un alternarsi di momenti chiari e lucidi e altri più bui e foschi.

 Attraverso il suo vissuto ella combatte la sua dura lotta con una esistenza che non le regala nulla, neanche quei momenti di piccola felicità, fa tanti sacrifici per i suoi figli, crescendoli da sola e assicurando loro futuro e dignità.

Nella storia troviamo anche un esempio di solidarietà femminile. Un valore che dovrebbe appartenere a tutti e non dovrebbe avere un genere.

Questo accade perché le donne sono quelle che pagano di più il peso di una società maschilista, piena di impedimenti lavorativi, economici e sociali.

Da qui la solidarietà femminile, valore prezioso che non può essere buttato al vento e che nasce quando le donne sono accomunate dallo stesso sconforto e fattore comune che può riflettersi sul campo sentimentale, lavorativo oppure condizioni di grave disagio.

Beatrice ha una vita tormentata e combattiva, si trova ora in un ospedale, deve affrontare un’operazione delicata alla gamba ma a causa di un diabete pregresso non curato, le manca robustezza e freschezza fisica dei suoi anni migliori, ora sessantenne appare più debole nel corpo e nell’anima.

Le mancano gli affetti quelli normali che ogni donna dovrebbe avere e proprio ora che è più vulnerabile, riceve il sostegno morale e psicologico di un buon medico che ne comprende le necessità e le urgenze, quest’ultimo decide infatti di richiamare i figli sparsi per proteggere Beatrice madre e farli riflettere sul passato ma anche sul futuro che inesorabilmente e drasticamente si presenta davanti a loro.

Gli infermieri e i medici nel romanzo sono definiti angeli che camminano di notte, essi   saranno utili per lenire il dolore e ricucire quelle ferite aperte e profonde che sono motivo della sua vita travagliata e sofferta.

 La storia di Beatrice in fondo insegna a tutti noi che nella vita bisogna sempre lottare per i propri ideali, anche quando possiamo pensare che tutto sia finito e che tutto possa essere perduto, anche una riflessione può essere utile e come una scatola della memoria,  può essere sempre da insegnamento, in fondo una madre lotta sempre per la propria felicità e quella dei propri figli è nella sua missione di vita.

Qui non troviamo una madre Medea al contrario Beatrice non vuole vendicarsi con i suoi uomini, ama la vita e i propri figli e questi ora che lei si trova a un bivio della sua vita, forse gli saranno riconoscenti, perché in fondo lei ha seminato bene la sua semenza di felicità filiale.

Antonino Causi 

(Nelle foto dall'alto: Antonino Causi, copertina del romanzo e l'autrice Lucia Lo Bianco).