domenica 7 aprile 2019

ARTICOLANDO ( 31 ) : ARTICOLO "UN Linguaggio plurale"- La scuola di Caltanissetta DELLA POETESSA E CRITICO LETTERARIO DOROTHEA MATRANGA




Articolando

 



Articolando, è una  rubrica diretta a tutti coloro che sono appassionati della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
tonycausi@alice.it grazie!


In questo n. 31 ospitiamo per la prima volta la poetessa e critico letterario DOROTHEA MATRANGA con un articolo  dal titolo "UN Linguaggio plurale"- La scuola di Caltanissetta . Buona lettura a tutti voi!






“UN linguaggio plurale” -La scuola di Caltanissetta-

Di

DOROTHEA MATRANGA

 

“UN linguaggio plurale” è il titolo che conferisce ampia e robusta connotazione alla scuola di Caltanissetta, di cui Giovanna Cavarretta, critico d’arte di consolidata estimazione ha curato con entusiasmo e grande professionalità. Una mostra di sette artisti nisseni, tenutasi a Bagheria, qualche settimana fa, al Centro d’arte e cultura < Pietro Montana>. Per pluralità di linguaggio si intende il modo personalissimo, originale, singolare con cui ogni artista, appartenente alla scuola di Caltanissetta, esprime sé stesso nelle sue opere, pur mantenendo in modo costante e lineare le linee guida e i canoni che contraddistinguono tutti gli autori, e la stessa scuola. Elementi comuni che rendono la collettività dei sette artisti, la ormai notissima e apprezzatissima scuola nissena. 
Una fama, non relegata solo al luogo dove loro vivono la quotidianità, ma anche a livello nazionale e internazionale, come è giusto che sia, per autori capaci di un’arte estetica nuova, al passo coi tempi moderni, contemporanei, d’avanguardia. Nel titolo “UN linguaggio plurale” l’articolo indeterminativo iniziale “UN”, dal carattere maiuscolo, vuole sottolineare che il messaggio proposto è unico per ogni autore, ma plurale nell’ambito della stessa scuola. Addentrandoci nello specifico, diremo che gli autori che ne fanno parte, sentono forte l’appartenenza alla propria terra, affondano le radici nel tessuto antropologico, qualità essenziale per trarre l’humus della propria specificità, in una “sicilianità” sentita in modo profondo, lo stesso sentire di tutto il popolo siciliano, unito dallo stesso modo di comprendere, agire, proporsi. Una profondità, dove si trova il germe originario, che non solo è origine dell’arte specifica di cui stiamo trattando, ma input che dalle origini segue l’evoluzione, verso un futuro proteso all’infinito. Un tempo-non tempo circolare, che è eternità, di cui la scuola nissena vuole farsi portatrice nell’espressione artistica che la rappresenta. Tale connotazione, affonda le radici nel mito, e si fonde con il passato storico, dal quale non vuole distaccarsi perché da esso è nata la scuola, a partire dagli anni 70, e al quale si sente di appartenere per nascita, non solo come scuola artistica ma come frutto della terra siciliana, a cui riconosce il merito di averle dato un gusto e un sapore genuino. Quindi sicilianità, mito, storia, origine, evoluzione nel futuro, progresso, adesione alle nuove tecnologie, che utilizza con dimestichezza, e ancora adattamento al linguaggio odierno, moderno col quale intende interagire con le nuove generazioni, in modo che possano capire il messaggio, che pur nella sua modernità è facilmente leggibile e interpretabile, con l’occhio attento dello spettatore appassionato d’arte. Sette sono i pittori e gli scultori che fanno parte della scuola di Caltanissetta: Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salomone, Franco Spena, Agostino Tulumello. La scuola nissena, pur alimentandosi e tenendo conto del passato, per l’appartenenza alla terra isolana bella, unica per tradizione, storia, rompe con i vecchi canoni stilistici, per giungere a un’arte autonoma, manifestazione visiva di un’opera d’arte unica nel suo genere, che non vuole rimanere isolata, ma vuole proporsi e proporre le opere non solo oltre lo stretto di Sicilia, a livello nazionale, vuole farsi conoscere, come già avviene in modo capillare, anche e soprattutto a livello internazionale. Non solo come materia che viene plasmata, resa leggibile, ma materia e pittura che diventa vera arte poetica. Come la poesia, vuole esternare sentimenti, parole, messaggi con tecniche d’avanguardia, moderne tecniche, tecnologicamente avanzate, che rendono possibile, come avviene per i poeti, i cui strumenti di lavoro sono carta e penna, l’esternazione dell’eternità tramite il linguaggio poetico, anche semantico di lettere, parole, suoni, ritmo, musicalità e soprattutto un tessuto artistico che possa proiettare lo sguardo dello spettatore oltre la siepe leopardiana, per consentire la lettura e la proiezione in uno spazio che perda i confini, e venga proiettato all’infinito. Un’arte che fa riflettere, soprattutto sul senso della vita, perché nasciamo, perché viviamo, dove andiamo. Un pensiero trascendente trasposto nelle opere d’arte, e nello stesso tempo proiettato all’infinito cosmico. Un pensiero e un linguaggio artistico d’alto valore universale, degno di essere seguito e attenzionato da un pubblico sempre più vasto.

                                                                                                           Dorothea Matranga   

 



 

domenica 31 marzo 2019

ARTICOLANDO ( 30 ) : ARTICOLO DEL PROF: GIOVANNI TERESI: “DIRE L'INDICIBILE…POESIA, LETTERATURA ED ARTE NELLE PSICOTERAPIE D’AVANGUARDIA”. "IL SENSO DELLA VITA"







Articolando

 


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In questo n. 30 ritorna il Prof. GIOVANNI TERESI latinista e storico con un suo articolo dal titolo:“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”. “Il senso della vita”.

 Una lieta lettura a tutti voi!



“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”

                                                          “Il senso della vita”

L’uomo sensibile prova sempre a distanza di secoli un’emozione davanti ad un’opera d’arte o ad una scoperta archeologica importante. E’ una connaturale sensazione per il messaggio di continuità, di eterno che l’opera trasmette; emozione  per l’immediato passaggio del suo valore dal passato al presente. La ragione si nutre di sensazioni, di ricordi, di eventi, di arte, di letteratura e di poesia. Il senso della vita dipende quindi da importanti rapporti interdipendenti quali:
Diligenza/forza
Astuzia/sopravvivenza
Razionale/irrazionale
Regole/comportamenti
 Limite/infinito
 
Rapporti che cambiano a seconda del grado di sensibilità ed istruzione, ma che a volte, come sappiamo, sono influenzati da fattori esterni comportamentali o derivanti anche da una congenita appartenenza ad una determinata razza.
Se volessi affiancare i primi quattro rapporti all’arte, alla letteratura ed alle religioni, direi che:
il Davide di Donatello esprime i rapporti: Diligenza/forza,  Astuzia/sopravvivenza,
la Divina commedia di Dante il rapporto Razionale/irrazionale,
le diverse religioni i rapporti: Razionale/irrazionale e Regole/comportamenti.
Le religioni influenzano il senso della vita ponendo problematiche e diatribe per l’eutanasia, l’aborto, il divorzio, manipolazione genetica etc.
Ma il senso della vita dipende anche da determinate eguaglianze ben note:
Ansia = incertezza 
Odio = guerra
Pace = amore
 Cultura = apertura mentale
 Conoscenza = Sapienza terrena
 
In quest’ultima eguaglianza si estrinseca l’obiettivo preponderante dell’homo sapiens. Si è sempre lottato e si lotterà per la conoscenza ma nel limite della sapiente ragione umana e non soprannaturale. L’uomo che possiede la dote dell’arte si avvicina con l’ispirazione, isolandosi, ad uno stato di catarsi ed in quel momento il pensiero/ragione prevale sull’essere materiale.
L’arte, la letteratura e la poesia sono placebo della mente (mens sana in corpore sano). Così è stato provato che a volte un’immagine, un verso conosciuto, una canzone o una lirica, per le emozioni o valori che sanno trasmettere, possono liberare da uno stato comatoso  un soggetto incidentato.
L’uomo costruisce e distrugge in modo disordinato rispetto al disegno della forza soprannaturale che è la vita stessa. Se si pone domande che non possono avere soluzioni cade nelle varie forme di depressione (depressione per insoddisfazione, per delusione, per dolore, per autodistruzione).
La mente umana è come una sfoglia di cipolla, alterare l’equilibrio di positive eguaglianze può portare ad uno squilibrio mentale.
Le varie forme espressive dell’arte, senza dubbio, rientrano nelle psicoterapie d’avanguardia.
Per dare un senso alla vita con tutte le sue sfaccettature io ho composto la lirica “Segmenti sospesi”  che lascio a voi interpretare:
Segmenti Sospesi
Tra aria ed acqua,
nella luce e nel buio;
tra mare e terra,
negli abissi e limiti;
tra il nulla e l’essere,
nell’ignoto e conoscenza;
tra sogno e realtà,
nell’incoscienza e verità;
tra parole e musica,
nel disordine e armonia;
tra odio ed amore,
nel dolore e serenità;
perenni, brevi, fragili
segmenti sospesi
di vita legano
momenti di tempo.

Giovanni  TERESI

(Nella foto: il latinista, storico e poeta Prof. Giovanni  TERESI)

martedì 12 marzo 2019

A PALERMO INAUGURAZIONE DELL'ACCADEMIA REGIONALE DEI POETI SICILIANI FEDERICO II




Sabato  16 marzo 2019 alle ore 10.30 a Palermo, si svolgerà l'inaugurazione 
dell' Accademia Regionale dei Poeti Siciliani Federico II, presso il Palazzo dell'Assemblea Regionale Sala Mattarella. L'Accademia è nata  dall'idea  alcuni anni fa del poeta Totò Mirabile, durante il suo giro di Sicilia, culminato nell'opera "Le tabelle di luogo ed i luoghi di Sicilia". L'Accademia è stata fondata oltre che da Totò Mirabile Presidente Rettore, anche dai poeti Antonino Causi, Filippo Scolareci, Antonio Barracato, Giuseppe Sanzeri, Angela Bono, Salvatore Cappalonga, Daniela Evoli e Francesco Rigano.
 
Sono previsti: Saluti del Presidente Rettore Totò Mirabile, intervento del Presidente Onorario Prof. Tommaso Romano sul tema "Tradizioni ed identità a  confronto in Sicilia". Nel corso della manifestazione culturale verranno assegnati i seguenti riconoscimenti ad alcuni noti personaggi siciliani che si sono distinti.
                    
Premio alla Carriera al Presidente della Regione Siciliana On. Nello MUSUMECI;
 
Premio alla Carriera al M° Puparo Francesco Salamanca.
 
Verranno nominati accademici onorari il M° Carlo PULEO, On. Presidente Gianfranco MICCICE', Dott. Antonino DORIA e la cantante folk Cinzia SCIUTO.                   
 
A tutti gli accademici presenti saranno consegnate le insegne.
 
Il Vice Presidente Rag. Filippo Scolareci porgerà i saluti conclusivi a tutti i presenti.

mercoledì 20 febbraio 2019

ALLA GALLERIA LETTERARIA DI TRAPANI RELAZIONE DI SALVATORE VALENTI : "VIAGGIATORI STRANIERI IN SICILIA NEL XVIII SECOLO"


 

 
Domenica 24 febbraio 2019 alle ore 17.15 a Trapani in via G. B. Fardella n. 195, nell'ambito della 2^ Rassegna "Galleria Letteraria" 2018 /19, si svolgerà l'incontro culturale "VIAGGIATORI STRANIERI IN SICILIA NEL XVIII SECOLO" con una relazione di Salvatore Valenti.

L'evento è introdotto dal poeta e traduttore MARCO SCALABRINO curatore della rassegna con la collaborazione della pittrice ROSARIA LA ROSA Presidente dell'Associazione "L'Urlo di Rosaria", con il patrocinio dei Comuni di Trapani ed Erice.
 
Ingresso libero.

(Nella foto: la locandina dell'evento culturale).


A PALERMO ALL'UNIPOP SI PRESENTA LA SILLOGE POETICA "ESORTAZIONI SOLITARIE" DELLA POETESSA MYRIAM DE LUCA



Giovedì 21 febbraio alle ore 16.30 a Palermo  nei locali di UNIPOP (Università Popolare di Palermo) in via Parrini n. 14/A (angolo via Brunelleschi) si presenta la raccolta di poesie "ESORTAZIONI SOLITARIE" della  poetessa Myriam De Luca.
 
Relazioneranno la Prof. SANDRA GUDDO e il Prof. ANTONIO LICATA.
 
Letture di CINZIA ROMANO LA DUCA .
 
Intermezzo musicale  ROBERTA MIANO.
 
Citazioni fotografiche  EMILIANO MILANESI.
 
Ingresso libero.
 

domenica 10 febbraio 2019

ARTICOLANDO ( 29 ) : RECENSIONE DELL'AVV. FABIO LISMA ALLA SILLOGE POETICA "RIVERBERI DEL CUORE" DELLA PROF.SSA E POETESSA VITA ALBA TUMBARELLO





 


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Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
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In questo n. 29 troviamo l'Avv. FABIO LISMA appassionato di letteratura e di poesia con una sua recensione alla silloge poetica "Riverberi del cuore" della Prof.ssa e poetessa VITA ALBA TUMBARELLO, edizioni Museo Mirabile,2018. Lieta lettura a tutti voi!




RECENSIONE

Riverberi del cuore

di Vita Alba Tumbarello

 
La silloge di poesie “Riverberi del cuore”, scritta dalla Prof.ssa Vita Alba Tumbarello, è espressione di un moderno, fresco, innovativo e coinvolgente stile letterario che permette di instaurare un rapporto simbiotico con il lettore grazie alla miscellanea dei temi trattati, riconducibili, in gran parte, all’analisi della sfera psico-affettiva, emotiva, interiore e (più in generale) introspettiva, caratterizzante ogni individuo, soggetto dotato di Ragione ma anche propulsore di istinti, impulsi, sensazioni, sentimenti e atteggiamenti, la cui variabilità dipende dalle fasi e stagioni del percorso esistenziale vissuto, oltre che dalla contingenza di situazioni incidenti sui motivi dell’agire legati a fatti, episodi, circostanze.

La peculiarità che contraddistingue la “vena poetica e romantica” dell’autrice, sia dal punto di vista formale sia dal punto di vista contenutistico e sostanziale, è quella di raccontare le impressioni, i turbamenti, le contraddizioni, i mutamenti, le vicissitudini dello stato d’animo umano attraverso la meticolosa, attenta, puntuale e descrizione della Natura, presentata nelle sue molteplici, imprevedibili, inusuali, ignare forme e sfaccettature, come se già ella ne conoscesse la profonda, intrinseca e recondita essenza, spingendosi al punto tale da completarsi, immedesimarsi, rifugiarsi in essa, costituirne parte integrante, volerne spiegare l’importanza e la relazione indissolubile con qualsiasi altro Essere ed elemento fenomenico appartenente al mondo.

L’idea della “perfezione” connota tutti gli aspetti della realtà circostante, le componenti degli agenti atmosferici e paesaggi idilliaci tratteggiati nelle diverse poesie, dinanzi ai quali la scrittrice rimane stupita, estasiata non esclusivamente per la bellezza promanata bensì per la serenità, il senso di inebriante appagamento e sicurezza provato; la singolarità e alternanza dei colori utilizzati (forti, tenui, accesi, spenti, chiari e scuri), indicatori sintomatici dell’umore, approccio e percezione del contesto, di volta in volta, delineato, unite alla ricchezza lessicale e ricercatezza terminologica, sono le costanti di parecchi testi, aventi come effetto quello di invitare l’interlocutore alla riflessione, dopo averlo catapultato in un’agognata (seppur illusoria e consolatoria) dimensione trascendentale magica, onirica e protettiva, capace di placare i tormenti, reprimere le paure e debolezze, relegare transitoriamente le fragilità e incertezze, confidare nella speranza e attesa di un futuro migliore.

La necessità e l’irrefrenabile voglia di raggiungere una condizione di elevatezza morale, religiosa, spirituale, che mitighi la limitatezza penalizzante l’uomo nella comprensione, interpretazione e risoluzione dei misteri, dubbi e vacillamenti, nell’assunzione di comportamenti e cura delle relazioni sociali, si conciliano con l’istantaneità delle emozioni suscitate, la genuinità e autenticità dei sentimenti manifestati, la nostalgia di un passato rimpianto e non più ripetibile; il conforto trovato nella fede si può, inoltre, ritenere il filo conduttore che muove il pensiero della scrittrice tramite l’identificazione della Natura con Dio, Entità perfetta da cui tutto trae origine.

Gli scorci, le ambientazioni suggestive, i non vaghi riferimenti ad oggetti, animali, affetti intimi e persone care sono descritti alla stregua di un pittore o artista, che pian piano realizza il suo prodotto finale, la sua opera creativa con fantasia, maestria, talento, estro, ricorrendo (per soggettivizzarlo) ad ogni tipo di gradazione cromatica, particolare che possa fedelmente rappresentare ciò che la mente ha elaborato in quel preciso istante, facendo partecipe chi è in grado di apprezzarne il valore; alla stregua di un fotografo, che immortala attimi, momenti in foto o cartoline d’epoca, pronto a ritrarre e portare alla luce caratteristiche non sempre facilmente visibili agli occhi di un comune osservatore.

Dalla delicatezza e musicalità delle parole, adoperate nella cornice della complessa e articolata struttura dell’opera, emerge una spiccata sensibilità, immensa riconoscenza e devozione per i doni ricevuti da Dio, come: l’opportunità concessa a ciascuno di apprezzare e godere delle meraviglie del mondo; la fortuna di aver goduto periodi della vita (infanzia e giovinezza) in maniera spensierata con ricordi unici e forieri di esperienze costruttive; le occasioni di provare a pieno un sentimento o un’emozione, maturando nel tempo, prefiggendosi obiettivi, rimediando agli errori commessi, cambiando o rivalutando concezioni, vedendo le cose da prospettive differenti, imparando lezioni, avendo la forza di rialzarsi, ripartire o ricominciare daccapo. 

L’esplicita e incessabile ricerca dell’Infinito, frutto di desideri a volte avverati a volte sopiti, viene confermata dall’intensa vitalità e positività che la Tumbarello effonde grazie a quell’anelito poetico, improvvisa illuminazione e folgorante ispirazione, tipici di chi, con curiosità, si vuole cimentare nella scoperta di lati o aspetti dell’Essere per dare una risposta esaustiva ai tanti interrogativi, quesiti (scaturenti dai “riverberi” del cuore) che la attanagliano; essa si contrappone all’implicita, amara consapevolezza dell’illusione, dell’inesorabile fugacità del tempo, dell’incapacità di tornare indietro e seguire una direzione diversa da quella intrapresa, risultato di un presente non totalmente accettato, condiviso, poiché instabile, poco rassicurante, inidoneo a offrire garanzie e causa di “fluttuazioni” interiori.

Le passioni, gli amori, le sofferenze, rinunce e aspettative, sviscerate dalla poetessa quasi sempre in chiave autobiografica (assumendo i ruoli di donna, moglie, madre, figlia, ecc..) attraverso l’uso di espedienti stilistici (es.: la suddivisione dei versi in quartine) e figure retoriche (fra cui le metafore, similitudini, personificazioni, consonanze, assonanze, ecc..), rivelano una certa enfasi sostituita, in alcuni passi, da un apparente pessimismo che sembra non avere vie d’uscita di fronte al sopravvenire di eventi dipendenti o meno dalla volontà umana, al tempo che non perdona, alla precarietà dei rapporti interpersonali, alla povertà di valori morali e principi attuali, alla sminuita considerazione di ciò che la Natura ha messo a disposizione perché fosse preservato e custodito.

L’originalità e fluidità dello stile adottato, la speditezza e semplicità del linguaggio (a prima vista aulico) contribuiscono a rendere significativi l’accostamento tra la sfera sensoriale, empirica e la sfera emotiva, il parallelismo tra la dimensione reale e la dimensione immaginata o non più esistente, sfocianti nel raffronto tra l’innocente e ingenua età infantile, la felice età giovane e la cosciente età adulta: le prime due, tese alla progettualità e formazione della personalità individuale, in cui l’autrice è assoluta protagonista e artefice delle scelte che compie; la terza, tesa al consolidamento, al giudizio critico e miglioramento qualitativo della personalità acquisita, tramite l’evoluzione e maturazione del pensiero.

La negatività che si evince nella silloge cede, infine, il passo ad una visione ottimistica della vita, trasformandosi in: motore, spinta grazie alla quale ella ritrova la forza per affrontare le difficoltà e sfide quotidiane; filosofia e antidoto per risolvere i problemi di ogni genere; insegnamento da cui ricavare utilità mettendosi sempre in gioco e in discussione con se stessi e con gli altri; ragione per arricchire, con l’aiuto della fede, il proprio percorso spirituale e interiore di nuovi stimoli e propositi.


                                                                                                                          FABIO LISMA


 


domenica 27 gennaio 2019

“SOCIETÀ 2.0 – rischi, elementi disfunzionali e psicopatologici del web”





PRIMO EVENTO SOCIO-CULTURALE DELL’ANNO 2019

PROGRAMMA


Venerdì 1 Febbraio 2019 – Sala Congressi del Circolo Ufficiali sito in Piazza Sant’Oliva, 25:

1) Ore 17,00 – CONVEGNO
, introduzione e saluto del Presidente dell’Accademia di Sicilia Tony Marotta;
- Breve intervento dell’Assessore regionale all’istruzione e alla formazione professionale Prof. ROBERTO LAGALLA Accademico di Sicilia

“SOCIETÀ 2.0 – rischi, elementi disfunzionali e psicopatologici del web”

RELATORI saranno i seguenti Accademici di Sicilia:

- DOTT.ssa IVA MARINO, psicocriminologa - “Fenomenologia del web: aspetti psicopatologici e disfunzionali, cyber stalking e cyber bullismo”;
- AVV. ALESSANDRO PALMIGIANO, Cassazionista - “problematiche giuridiche legate all’uso del web”;
- DOTT.ssa VALENTINA SCHIRÒ, nutrizionista e biologa - “Fake news e alimentazione: quali rischi per la salute”
- DOTT.ssa CLAUDIA TRIPI, psicologa e psicoterapeuta - “Vivere il web: dalla patologia alla normalità”.

MODERATORE:

DOTT. ANTONINO CAUSI, sottoufficiale Polizia di Stato, Accademico di Sicilia.
- Intervento conclusivo del Prof. TOMMASO ROMANO, Pres. On. dell’Accademia di Sicilia

2) Ore 18,30 - INTERMEZZO MUSICALE con la partecipazione degli Accademici di Sicilia:

FEDERICA FALDETTA soprano
GONCA DOGAN soprano
FILIPPO MICALE tenore
al piano il M° SALVATORE DE GIORGI
eseguiranno brani di: G. Donizetti – G. Puccini – R. Leoncavallo – V. Bellini – E. De Curtis – L. Arditi - P. Mascagni – G. Verdi

DIREZIONE ARTISTICA TONY MAROTTA
INGRESSO LIBERO

3) Ore 19,30 – CERIMONIA D’INVESTITURA NUOVI ACCADEMICI DI SICILIA

- Dott.ssa Maria Aurelia BANCO, neuroradiologa - Palermo
- Dott. Gaetano CATALANI, dermatologo, scrittore e poeta –
Ardore (RC)
- Dr. Giovanni CONSOLI, agente immobiliare - Catania
- Dott.ssa Milena CUDIA, responsabile della Biblioteca e
dell’Archivio Storico Comunale di Marsala – Marsala (TP)
- Dott. Rino DULCIMASCOLO, cardiologo – Sciacca (AG)
- Prof. Carmelo FUCARINO, già docente di italiano e storia,
scrittore - Palermo
- Dr. Giuseppe PIRAINO, imprenditore – Palermo
- Prof.ssa Rosa Maria PONTE, Docente di lingue straniere,
traduttrice, scrittrice e pittrice - Palermo
- Dr. Giuseppe ROMANO, già Ispettore Capo di Polizia
Penitenziaria di Palermo, scrittore e poeta - Palermo
- Prof. Ciro SPATARO, già docente di lettere – Marineo (PA)
- Dott. Fabio SQUEO, Filosofo, Scrittore e poeta - Trani (BT)
- Dott.ssa Antonella VARA, Funzionario Amministrativo all’ASP
di Palermo, scrittrice e poetessa - Palermo

4) Ore 21,00 - Sala degli Specchi del Circolo Ufficiali CENA DI GALA con un menù ricco e di alta qualità.
Costo pro-capite € 30,00

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PER LA CENA: Tel. 091 980 53 00 – cell. 338 80 40 109 – 393 480 7859 – 388 17 39 673

martedì 1 gennaio 2019

BUON ANNO 2019 A TUTTI VOI !





Carissimi amiche e amici con questo post voglio augurare a tutti voi un felice e prospero anno 2019.

L'anno appena trascorso ha visto la nostra Città di Palermo Capitale Nazionale della Cultura  protagonista di tanti eventi  che si sono succeduti nei vari mesi , per quanto mi riguarda il 2018 è stato particolarmente ricco di manifestazioni come  l'associazione Ottagono Letterario con la 11^ edizione del Premio Mignosi, l'edizione n.7 dell'evento poetico E...state in poesia   con i poeti palermitani che si svolto il 7 luglio nella bellissima location della Real Fonderia Orotea alla Cala e poi varie Conferenze su Gesualdo Bufalino, Vivian Lamarque,Aleksandr Sergeevič Puškin, presentazioni, recensioni, poesie,altri recitals, premi, onoreficenze come la  Pigna d'Argento 2018 per la cultura consegnatami dalla prestigiosa Accademia di Sicilia  e ultima la pubblicazione della mia silloge poetica "Ogni Uomo ha la sua isola" con la prefazione del Prof. Tommaso Romano .
E ora arriva il  nuovo anno, il 2019 sicuramente  mi riserverà altre novità culturali e chissà me lo auguro nuovi successi.
Spero che anche voi possiate realizzare i vostri progetti e sogni futuri vi lascio con una poesia della poetessa Arpalice Cuman Pertile dal titolo "Anno vecchio e anno nuovo" eccola

ANNO VECCHIO E ANNO NUOVO

 
L’anno vecchio se ne va
e mai più ritornerà.
Io gli ho dato una valigia
di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male,
di bugie, disobbedienze,
e gli ho detto: “Porta via,
questa è tutta roba mia”.
Anno nuovo, avanti, avanti!
Ti fan festa tutti quanti.
Tu la gioia e la salute
porta ai cari genitori;
ai parenti ed agli amici,
rendi lieti tutti i cuori.
D’esser buono ti prometto,
anno nuovo, benedetto.
 
Arpalice Cuman Pertile
 

martedì 25 dicembre 2018

UN SERENO NATALE A TUTTI VOI






In questo giorno importante e significativo possa la pace e serenità del nostro Signore Gesù arrivare a tutti i popoli della terra.
SINCERI AUGURI DI BUON NATALE A TUTTI VOI DAL VOSTRO TONYPOET!
 

giovedì 20 dicembre 2018

ARTICOLANDO ( 28 ) : RECENSIONE DEL PROF. GIOVANNI TERESI ALLA PLAQUETTE "SOLFEGGI D'OBLIO" DEL POETA TOMMASO ROMANO









Articolando

 


Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
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In questo n. 28 ritroviamo il Prof. GIOVANNI TERESI latinista e storico con una sua recensione alla plaquete poetica del poeta, saggista ed editore TOMMASO ROMANO dal titolo "SOLFEGGI D'OBLIO", edizioni All'insegna dell'Ippogrifo,2018. Una piacevole lettura a tutti voi!







Recensione di Giovanni Teresi a "SOLFEGGI D'OBLIO"


Lo spunto da cui partono i versi della raccolta è vario; ci sono espliciti riferimenti alle stelle, alla luna, ai paesaggi del mondo: tutti elementi che non comunicano con una voce ma con la sola presenza collocandosi, così, in un livello prelinguistico.
Consumiamo in noi,/presto,/l’incanto folgorato/quel che resta, allora/ in non beata solitudo/ non chiedendo perché/ e neppure un come/…/conservando/l’impronta di mani incrociate/che si sciolsero,/incredule/alla luna indifferente.”
“Attraversamenti dalla riva/adagiata/al cuore della terra/per giungere a lambire l’acqua/ dei Ciclopi.”
“Se ci fosse almeno un giorno/per non andare a cercarvi/fra visioni cui diamo nome di sogni/…/fra le cime, la terra e il mare …/
La voce umana è assoggettata alla finitezza di un corpo che cerca di resistere all’ineluttabilità del tempo; da questo presupposto parte la riflessione del poeta Tommaso Romano, che rivolge il suo sguardo alla realtà che lo circonda per abbandonarsi all'ispirazione, lasciandosi cogliere e trasportare da essa.
“ … né sogno né ebbrezza,/sovviene qualche ricordo/pochi volti e voci e labili accenni/che si diluiscono stanchi/senza menzogneri restauri/di vivezza presunta./
Il poeta diventa così unico possibile cantore della realtà, che nella sua complessità non può essere descritta dalla voce dell'uomo comune, ma solo da quella, ispirata ed elevata dalle contingenze, del poeta. Una silloge poetica che nasce da una forte esigenza: quella di mettere a nudo ciò che l'esistenza offre in ogni suo frangente, partendo dal reale per indagare il rapporto tra l'uomo e il mondo che lo circonda.
Noi  che vivemmo di radici/ e le sentimmo gemere/fra indifferenza e fuoco impuro/…/a noi che chiamammo verde il verde/…/non restano neppure/gli anfratti dei solchi/sradicati/ e vaghiamo con fievole speranza/alla ricerca risanante/di sementi al vento.”
L’oblio è parte della nostra natura e ha effetti decisivi sulla natura della realtà. Un evento non può essere preservato senza uno sforzo di mantenimento, così il nostro passato è fatto di ciò che è stato preservato, la nostra storia e ogni sua parte è tutto ciò che si è potuto salvare da un naufragio.
Il cumulo di fatti, eventi e canali attraverso i quali circola l’informazione e anche i documenti – è condannato, attraverso l’oblio, a non essere. Invece, nell’oltre l’oblio della voce si pone l’accento sul pensiero che i versi dei poeti esulano dal vero e proprio flatus vocis dell’uomo, poiché sono immortali.
Il principio di sicurezza esige un orientamento nel tempo, un’organizzazione delle sue latitudini, una disciplina dell’immaginario, una classificazione dei frammenti del passato, sotto forma di ricordi, tracce, rilievi, per disegnare mappe e topiche in cui si eserciti il nostro potere di saltare nel passato, installarsi nei suoi livelli, catturarlo, e ricondurne alla coscienza immagini e segni.
È lo esprime bene il nostro nei suoi versi:
Quella notte/d’un secolo fa/o d’un attimo infinito/torna impetuosa/e lieve/raggelando tepori non effimeri/segni sfiorati appena/…/Ma certezza è rammemorare/ciò che pure resta/oltre, ben oltre …”
Sembra che il pensiero occidentale, da Platone in poi, non sappia muoversi al di fuori dell’anamnesi e che il desiderio di ricordare risponda ad un’esigenza profonda di sicurezza.
Guardando gli orologi/dismessi volutamente/e non ricaricabili,/comprendiamo l’attesa/senza altro più che un barlume,/impercettibile/…/Non muterà il corso delle ore/ma potrà mostrarsi/ l’Immagine, almeno,/di ciò che agognammo.”
Ammoniva già Eraclito, non si debbono mai ascoltare le parole dette, ma la Parola che in esse si ri-vela, come ciò che viene dalla luce amando nascondersi. C’è chi ha chiamato Inconscio questa Parola che risuona nel buio del non-detto; certo è che la sua situazione di pienezza e di fecondità nella non-dicibilità, trova esplicita rispondenza nella terrifica alterità un tempo riconosciuta al Sacro, luogo impraticabile perché le tremende forze della vita avrebbero trascinato l’imprudente oltre le rassicuranti parentesi dell’esistenza umana.
E non consola la polvere/né l’umido calore/né il gelo/e neppure il tepore rapido, dura./Flebili o rocciose scorze,/consegnate al Mistero,/passano.”
Incisi, sentenze,/brevi frasi/condensati di sapienza/e di insipienza./Metafore per non dire/immagini per non velare/…/a nascondere/ il tempo che si consuma/fra consuetudini … /che neppure pagine annullano./Il silenzio di una notte/annuncia già/lo stridore/dell’assenza.”
Memoria che conferisce profondità interiore all’ “evento” collocandolo in un momento qualsiasi delle storia del soggetto o dell’oggetto poetico: e qui è tutta la libertà del poeta T. Romano che, passando (o volando) da un tempo all’altro, crea un tessuto quasi tridimensionale e, in tal modo, dilata anche lo “spazio interno” in cui si pone la ricerca poetica.
L’uomo moderno dovrà fare i conti con se stesso, abituarsi all’idea di non poter più abitare alcuna distanza, il mondo è diventato troppo vasto e incomprensibile e inabitabile e la memoria, quel fragile vascello con i suoi marinai sperduti nel gurgite vasto, si è inabissata nel fondo del mare.
Ora che ogni sensazione/frase gettata fra le altre/fiore che già appassisce/sembra farsi unica/consolatoria/occasione occupante/possibile,/non resta/che il turno dell’attesa/all’improvvisa chiamata/da un lontano/megafono invisibile,…/
 
Giovanni Teresi

(Nelle foto dall'alto: il Prof. Giovanni Teresi, la copertina di "Solfeggi d'oblio" e il poeta, saggista ed editore Prof.Tommaso Romano). 

sabato 1 dicembre 2018

XXXI PIGNA D'ARGENTO PREMIO INTERNAZIONALE DI SICILIANITA' 2018





 Martedì 4 DICEMBRE 2018
 
Premio Internazionale Pigna d’Argento
 
XXXI Edizione
 
Teatro – Orione Palermo - ore 20.30
 
La XXXI edizione del Premio Internazionale di sicilianità Pigna d’Argento, sarà celebrato con la premiazione di 15 personalità che, durante la loro vita, si sono particolarmente distinte nei vari settori dello scibile.L’Accademia di Sicilia, nel quadro delle sue attività istituzionali, ha fondato un premio da attribuire annualmente ad insigni cittadini che, nati od operanti in Sicilia, si sono particolarmente distinti, ciascuno nel proprio settore professionale, dando della nostra Terra un’immagine di operosità e di cultura.
Durante il suo lungo percorso, l’ambito riconoscimento è stato attribuito a personalità di elevato spessore come Capi di Stato e di Governo, Vertici delle Istituzioni Civili e Militari, artisti, letterati e scienziati di chiara fama, imprenditori di eccellenza, alti prelati e gente comune impegnata nel volontariato e nella difesa dei diritti umani, della legalità e della pace, come si può facilmente constatare consultando il nostro sito internet Accademia di Sicilia. Il 15 settembre 2004, inoltre, abbiamo avuto l’onore e la gioia di consegnare la Speciale Pigna d’Oro per la Pace a San Giovanni Paolo II, Sommo Pontefice, alla presenza di migliaia di persone plaudenti.
 
 
(Nelle foto la brochure con i nomi delle personalità premiate con la Pigna d'Argento e quella d'Oro e i nomi dei neo accademici).
 

mercoledì 21 novembre 2018

A PALERMO ALL'HOTEL JOLI' SI PRESENTA IL VOLUME DI EDOARDO DISPENZA "FIGURE CON PAROLE"




Venerdì 23 novembre 2018 alle ore 16.30 a Palermo in via Michele Amari n. 11,  presso l'Hotel Jolì  Sala Novecento Art & Events, si presenterà il volume di Edoardo Dispenza dal titolo: "FIGURE CON PAROLE". Dalla pittura alla penna il sentiero può essere breve .
 
Interverranno a presentare il volume di immagini e opere poetiche PAOLO BATTAGLIA, LA TERRA BORGESE e TOMMASO ROMANO.
 
Moderatrice JOEY BORRUSO.  
 
Saranno presenti le poetesse e i poeti che hanno partecipato a questo progetto culturale.
 
Ingresso libero.
 
(Nelle foto l'invito e la locandina ufficiali dell'evento culturale).

sabato 3 novembre 2018

ARTICOLANDO ( 27 ) : RECENSIONE DEL DOTT. FRANCESCO CAMAGNA ALLA SILLOGE SULITA' DEL POETA NINO DE VITA





Articolando

Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
tonycausi@alice.it grazie!


In questo n. 27 rincontriamo il Dott.  FRANCESCO CAMAGNA  con una sua  recensione al libro
"SULITA'" del poeta marsalese NINO DE VITA, 2017 Edizioni Mesogea




Proficua e sana  lettura a tutti voi!






Recensione del Dott. Francesco Camagna alla silloge poetica “Sulità” del poeta  Nino De Vita

 
Ci sono solitudini e solitudini. Alcune ricercate a lungo, quasi agognate, altre esistenziali. ”Ognuno sta solo sul cuor della terra” scriveva Salvatore Quasimodo, evidenziando una condizione comune a tutti gli uomini durante il loro breve passaggio sulla terra.
Le “sulità” di De Vita sono situazioni di esclusione dal contesto delle relazioni umane, dalla fratellanza con gli altri, subite involontariamente, determinate dalle circostanze, dal destino avverso, dall’indifferenza, dalla cattiveria.
Con questa raccolta( ed. Mesogea 2017) il poeta, nel dialetto di Cutusio, una delle innumerevoli contrade del marsalese, in cui egli è nato ed ha sempre vissuto, continua un’opera di custodia e recupero della memoria sia linguistica che storica, sia individuale che collettiva, iniziata trent’anni fa quando, dopo alcune felici esperienze poetiche in lingua italiana, culminate nella raccolta “Fosse Chiti”, che incontrò l’apprezzamento di Giovanni Raboni, decise di passare al dialetto.
E se la produzione in lingua italiana era caratterizzata da un’impronta naturalistica, quasi bucolica, quella nella parlata di Cutusio appare decisamente virare verso un contenuto decisamente narrativo: la storia fa irruzione nella sua poetica in modo dirompente, presentando un universo di personaggi e trame contraddistinte da pathos, commozione, descrizione dettagliata delle scene attraverso sequenze che assumono , a volte, per la loro estrema precisione , una valenza quasi cinematografica.
E’ una poesia che potremmo definire epica, nella quale i protagonisti non sono eroi, figure straordinarie, ma si possono considerare espressione di un’epopea dei vinti, quasi nel senso verghiano del termine. Ne esce fuori una sorta di Spoon River dei viventi. Sono personaggi che hanno fatto esperienza del dolore e ne portano i segni, nei termini di una frattura, all’interno delle loro vite, che non viene ricomposta. Nulla si aggiusta, si verifica soltanto un adattamento, un assestamento. Il poeta diventa ,talvolta, anch’egli un personaggio delle storie raccontate, dialoga, interagisce, si muove con profonda compassione all’interno delle vicende,anche quando usa un tocco delicato d’ironia. Con grande maestria ci conduce verso il finale delle storie, ma quasi mai lo svela e lo lascia all’intuizione del lettore. L’ambientazione è sempre, come nelle raccolte precedenti, quella di Cutusio e delle contrade vicine.
Tra i ventiquattro racconti in versi che si dipanano musicalmente attraverso l’utilizzo sapiente del settenario, verso scelto da De Vita per dare ritmo alla narrazione,compaiono, accomunati dalla matrice comune della solitudine dei protagonisti, diversi temi : ad esempio la privazione dell’amore materno in “Michileddu”( “E quannu chiama tu, chi fai, cci vai?/Cci jia. Ora un ci vaiu cchiù, picchi /idda chiama, mi chiama/ e poi ‘un si fa attruvari.); la povertà in “Dommianu”, le liti familiari in “A sciarra”; l’amore non corrisposto in “U rrialu”, dove il regalo comprato per l’amata( “ U tinia nna sacchetta ra bbunaca/rintra  una scatulicchia /cu ‘a màttula) rimane imprigionato nella tasca del protagonista dopo che questi ha compreso, attraverso un gioco di allusioni, che la donna ama un altro; la perdita della vista in “Bbettu” dove il protagonista, diventato cieco in seguito allo scoppio fra le sue mani di un ordigno bellico, afferma di ricordare tutte le cose che vedeva un tempo: anche quelle più piccole come le bolle dell’acqua quando pioveva forte,  le faville del fuoco, i colori del vestito che sua madre metteva per le occasioni più importanti.
Anche i libri, magistralmente descritti nella poesia  “I libbra”, sono soli, vivono una condizione di abbandono, disprezzati come materia inerte, lasciati ad ammuffire negli scaffali. E la loro solitudine diventa la solitudine delle tante vite in essi racchiuse.
“I libbra stannu suli, comu chiddi/ chi sunnu disprizziati, l’angariati,/stritti ne ligna muti...
Hannu tristizzi i libbra/ ch’unni puemu fari scenti,/dulura linzittiusi.
Gnunianu trisora, l’allisciati/ ri chiddu chi calatu/ a pinzari, a nchiappari/nne fogghi,sapi chi/cci sunnu.
Esperienze dolorose che vengono vissute all’interno del microcosmo di Cutusio : luogo dove nasce la Poesia, cui fornisce l’humus sia dal punto di vista dei contenuti che  sotto il profilo linguistico. Il poeta preserva ,ad un tempo, la memoria delle piccole storie e delle parole ad esse associate: parole che i giovani sconoscono, fortemente ancorate nel passato, arcaiche, ma che,proprio in forza di ciò, hanno una straordinaria forza evocativa del dolore contenuto in questi umanissimi racconti. Dolore che la Poesia non può cancellare, ma che può invece comprendere e raccontare empaticamente come espressione di una sofferenza individuale e particolare, che diventa universale.
 
Francesco Camagna

(Nelle foto: dall'alto il Dott. Francesco Camagna, la copertina della silloge poetica SULITA' e l'autore NINO DE VITA).