mercoledì 5 giugno 2019

ARTICOLANDO ( 33 ) : RECENSIONE DELLA PROF.SSA MARIA ELENA MIGNOSI ALLA SILLOGE POETICA "CERCHI ASCENSIONALI" DELLA POETESSA FRANCESCA LUZZIO










Articolando

Articolando, è una rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
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In questo n. 33 ritroviamo la poetessa e scrittrice MARIA ELENA MIGNOSI PICONE con una sua recensione alla silloge poetica "CERCHI ASCENSIONALI, Il Convivio Editore 2018, della poetessa FRANCESCA LUZZIO . A tutti voi una proficua lettura!

 


RECENSIONE


 
     
Francesca Luzzio con questo titolo dato alla sua silloge di poesie, “Cerchi ascensionali”, ci introduce evidentemente in un’atmosfera di positività, perché l’ascendere è positivo, il discendere  è negativo. E si ascende dal male al bene o dal bene al meglio. Infatti nel primo e terzo cerchio la poetessa tratta del male, nel secondo e nel quarto, invece, del bene. Di fronte al male, nelle sue varie gradazioni, specialmente quelle più gravi, ella rimane sbigottita e senza parole. In una poesia dedicata al compianto Mario Luzi, così si esprime: “…tu che conosci ormai il mistero, / dimmi, è proprio questa  / la Poesia che Dio pose nelle cose?”, e in un’altra: “Tu, mio Dio, vedi il mondo, la gente / e forse sai / perché tanto sangue / sparso come niente /…io non so, sono incapace / di scoprire / il senso di tanto soffrire”.  E qui si avverte in lontananza  l’eco del Leopardi, della poesia “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, nei suoi interrogativi carichi di mistero: “Dimmi, o luna: a che vale / al pastor la sua vita,  / la vostra vita a voi? / dimmi: ove tende / questo vagar mio breve / il tuo corso immortale”? Oltre l’eco del Leopardi avvertiamo, nella poesia di Francesca Luzzio,  anche l’eco di Dante, appunto nei Cerchi, che ci ricordano la struttura della Divina Commedia, delle bolge dell’Inferno, dei gironi del Purgatorio, del Paradiso.
 
Quest’ascesi, dunque, che è essenzialmente spirituale, per comprenderla basti pensare alla distinzione che facevano i Latini tra homo e vir. Il trasformarsi da homo, che segue l’istinto, l’impulso,  a vir, che segue le virtù, che si sa dominare, è ascendere. E ascendere nell’uomo equivale a trasumanare, cioè andare oltre l’umano. C’è una poesia che porta proprio questo titolo “Trasumanare”, ed è dedicata alla madre. In questa scrive: “con lei comincio la festosa danza…/ saliamo i..gradini ed insieme voliamo /… lasciamo il corpo e trasumaniamo”. In un’altra poesia dal titolo molto significativo, “Evaporazione esistenziale” dedicata al padre, leggiamo: “…l’anima evapora leggera / né il corpo mio la trattiene”.


Nel primo Cerchio Francesca Luzzio incentra la sua attenzione sul male, però quello comune un po’ a tutti, che in genere proviamo nella vita di ogni giorno; mali lievi,  in un certo senso,  che sono piuttosto dovuti alla fragilità umana, come la stanchezza, nella fatica del vivere, la noia, nella monotonia della quotidianità, l’incomprensione, nella comunicazione con gli altri, l’ingratitudine, e via dicendo. Nel terzo cerchio il male assume una valenza più drammatica e tragica; la poetessa prende in considerazione i gravi fenomeni che si verificano nel mondo: la guerra, la violenza; è il male con spargimento di sangue e soppressione della vita. Ed ella  si rivolge, con un tratto carico di umanità, direttamente alle vittime: ai migranti, ai deportati, ai disoccupati, alle donne offese e violentate, ma anche alle vittime di calamità naturali, ai terremotati, e pure agli sfrattati. A tutta quella umanità dolente alla quale è vicina con cuore di madre, sentendo come sua la sofferenza degli altri. Sono versi molto delicati e commoventi, come altrettanto delicati, ma intrisi di gioia e amore, sono quelli dedicati agli affetti familiari nel secondo Cerchio: ai genitori, al marito, alla figlia; ai nipotini e a parenti vari, non dimentica nessuno. Non manca neanche l’amore verso il paese natìo, Montemaggiore Belsito,  e verso la città dove si è trasferita, Palermo. Né tralascia il pensiero verso gli amici, nel campo della cultura, come Elio Giunta e Giorgio Barberi Squarotti. Sono versi di una dolcezza ineffabile, che esprimono tutto l’amore di cui la nostra poetessa è circondata, amore che anche lei dà senza misura, e con tanta tenerezza. “…mio ascensionale amore”. Amore umano che le dà tanta gioia e pienezza di vita: “La brillante allegria / che i miei gioielli / umani e veri / mi sanno sempre dare”. Un amore così profondo che talvolta non ha bisogno neanche di parole perché il silenzio stesso è eloquente e si vive in un’atmosfera che trascende il tempo perché si assapora la dimensione dell’eterno: “Non serve parlare: vivo l’eternità!”. Talora, quando i suoi nipotini sono partiti, una riflessione si affaccia alla sua mente: “La stasi non è fine / è attesa, preludio di nuova felicità”. In questo Cerchio, pregnante dell’amore più profondo come è quello familiare, Francesca Luzzio si sente ascendere (il mio ascensionale amore) a qualcosa di più alto. E’ qui che ella getta i semi della trascendenza: il gusto dell’eterno.



La terrestrità allora si colora di celestialità. Il terrestre e il sublime si intrecciano e si fondono in un moto ascensionale. L’amore infatti è preludio, in anime sensibili e profonde, di ardori trascendentali, di vera ascesi, umana e spirituale. L’essere umano, sotto l’effetto dell’amore, comincia quasi a divinizzarsi. Affermava il filosofo greco Aristotele che l’uomo è animale razionale, animale perché ha in comune con gli animali l’anima sensitiva, ma ha in più l’intelletto e la volontà, e la coscienza, che costituiscono l’anima spirituale, lo spirito. Ora l’ascesi consiste nel coltivare lo spirito, nel valorizzare le potenze spirituali in modo tale che il risultato sia appunto il vir, dei Latini, l’uomo di carattere, il vero uomo.

E si comincia col coltivare l’animo con tutto ciò che è bello, ad esempio con la musica, l’arte, la natura, tutte cose prettamente umane e terrene  che, però, come sosteneva Giovanni Paolo II, (egli lo diceva alludendo allo studio del Latino e Greco, riferendosi agli Studi Umanistici),  sono fattori che preparano la strada alla fede. Comincia allora nell’uomo una altalena tra la terra e il cielo, che risalta dai seguenti versi nella poesia Estasi: “Aquila in volo raggiungo il cielo/…/In terra torno e sono umana” o altrove, nella poesia “Verso te, Signore”: “…estatico coinvolgimento / mi conduce verso te; Signore” e poi, ad un tratto: “un tuono rimbomba / ed io torno qui, / nella terra e nel tempo”. Si comincia ad assaporare la fede: “…ci culli, Signore, / ed è bello sentire le tue braccia / il tuo incanto d’amore”. E a questo punto ella allora si chiede: “E’ trasumanazione”?

Così quella trasumanazione, che già cominciava ad avvertire, in quelle poesie dedicate ai genitori, passati ormai all’altra vita, vivendo la poetessa quell’atmosfera quasi surreale in cui ci fa immergere la morte dei nostri cari, qui ritorna, però dinanzi alla dimensione del sacro, dinanzi a Dio.

Qui nel quarto Cerchio la terrestrità e la celestialità assumono una connotazione diversa: la terrestrità si fa temporalità, e la celestialità si fa eternità. Infatti nei versi della poesia “Nascere e morire”, ella scrive: “…tutti siamo nati / costretti a leggere / il libro terrestre della temporalità. /…/ Infine, finita la lettura / del terrestre spartito, /…si apre una porta dorata: vedo luce infinita di eternità”.

Però, come si arriva alla trasumanazione? Vivendo l’amore e la carità, e non tutti lo comprendono, solo pochi. Scrive: “Bisogna raccogliere quei fiori / che hanno per molti, strani nomi, / pochi li chiamano amore e carità”.

Ecco è proprio qui, nell’amore e nella carità,  che la poetessa ravvisa il rimedio a tanto male che c’è nel mondo. E allora, quando scettica si chiedeva: “Chissà…chissà / se a poco a poco / il mondo cambierà”!, ora invece il suo scoraggiamento si muta in speranza, anche se insiste che sono ancora pochi gli uomini che vivono l’amore e la carità: “pochi amanti raccolgono perle e fiori /e sanno tramutarli in oasi d’amore”.



Un ruolo fondamentale ha in questo la poesia. La nostra autrice si chiedeva: “La poesia ci può aiutare / a non far nascere / Gesù nel terrore”? E noi rispondiamo di sì.  Tante gocce fanno un oceano. Ma certo è necessario un aiuto dall’alto. E’ la Madonna, dice Francesca, che può aiutarci, che può rendere possibile pure l’impossibile.  E ricorre all’immagine delle rette parallele che, si sa, non si incontrano mai.  Indicativi questi versi: “Il mare oggi ha tre confini: / distinte linee parallele /…Arcana metafora di parallele linee / presenti, -assenti, indecise-offuscate dell’anima mia”; però osserva: “Ma se volgo gli occhi / e il campanile guardo / trovano incontro in te, / Maria”. Con l’aiuto della grazia che ci viene dalla Madonna, tutto è possibile. Lo è il trasumanare. La sicurezza della possibilità della trasumanazione, la certezza della possibile divinizzazione dell’uomo, è espressa nei seguenti versi, nella poesia dedicata al padre,  “Evaporazione esistenziale”, versi nei quali sembra compendiarsi tutta l’opera e che suggellano il moto ascensionale che fa dell’homo il vir, appunto l’uomo di carattere, il vero uomo. Ecco i “Cerchi ascensionali” che le fanno dire: “Ti raggiungo lassù, padre, dammi una mano, / il vento è propizio, ce la posso fare”!  

                                                                                                                  Maria Elena Mignosi

(Nelle foto: dall'alto la Prof.ssa Maria Elena Mignosi, la copertina della silloge poetica "Cerchi Ascensionali" e l'autrice Francesca Luzzio)

                                                                                               
   
 

martedì 28 maggio 2019

PREMIO ARENELLA CITTA' DI PALERMO 2019 X EDIZIONE






Venerdì 31 maggio alle ore 16:00 a Palermo, Palazzo delle Aquile, presso la Sala delle Lapidi, si svolgerà il "Premio Arenella Città di Palermo X Edizione".
 
PROGRAMMA:
 
Presentazione: Dr. Francesco Anello– Presidente Ass. Culturale “ Palermo Cult  Pensiero”.
 
Saluto delle Autorità
 
 On.Prof. Leoluca Orlando – Sindaco della Città di Palermo.
 
On . Dr. Salvatore Orlando- Presidente del Consiglio Comunale di Palermo.
 
Dr. Giuseppe Fiore- Presidente Settima Circoscrizione Comune di Palermo.                    
 
Dr. Rosario Arcoleo- Presidente Settima Commiss. Affari Generali Comune di Palermo.
 
Presentazione della Giuria :
 
D.ssa  Eliana Calandra- Direttrice Archivio storico  Comune di Palermo.
 
D.ssa  Rita Cedrini-Antropologa e docente Università degli Studi di Palermo.
 
Prof. Tommaso  Romano-Saggista e Scrittore fondatore della casa editrice La Thule di Palermo.
 
Prof.Ciro Spataro- Storico,fondatore del Premio Letterario Città di Marineo.
 
Prof. Salvatore Di Marco (Presidente della Giuria) critico letterario, scrittore e poeta.
 
Intervento del Prof. Salvatore Di Marco: Presidente  della Giuria  del  “ Premio Arenella-Città di Palermo “
 
Omaggio a Pietro Mignosi di Tommaso Romano.
 
Premiazione dei Finalisti del “Premio Arenella Città di Palermo”.
 
Premiazioni del decennale.
 
Premiazione e Consegna della “ Targa Speciale Alberto Prestigiacomo” a Evelina   Santangelo, Domenica Perrone e Giuseppe Maurizio Piscopo.
 
Con: Carmelo  Caruso- Roberto Lagalla-Mario Modestini-Padre Francesco Lomanto-Vincenzo Morgante-Giulio Perricone- Salvatore Lo Bue-Gaetano Lo Manto- Mario Di Liberto-Nicola Locorotondo- Manlio Corselli-Tano  Gullo-Maria Antonietta Spadaro -Pippo Madè-Padre Cosimo Scordato-Maria Concetta Di Natale-Rino Martinez-Vincenzo Fardella- Giuseppe Milici-Giuseppe Modica-Pasquale Hamel- Letizia Battaglia-Martino Lo Cascio-Marco Romano-Maria Elena  Volpes-Giovanni Ruffino-Marco Betta.
 
Letture : Francesca Guajana.
 
Con la partecipazione straordinaria del Gruppo Tetra Kordes (strumenti di pizzico) del Conservatorio V. Bellini di Palermo.
 
Conduce Katiuska Falbo.    

(Nelle foto: dall'alto l'invito ufficiale, Katiuska Falbo conduttrice e Francesco Anello Presidente Ass. Culturale “ Palermo Cult  Pensiero”).

martedì 21 maggio 2019

A PALERMO SI PRESENTA LA SILLOGE POETICA "OGNI UOMO HA LA SUA ISOLA" DEL POETA ANTONINO CAUSI











Domenica 26 maggio 2019 alle ore 17.00 all'Auditorium San Mattia ai Crociferi Palermo, via Torremuzza 28 (a lato Piazza Kalsa) si presenta la silloge poetica: "OGNI UOMO HA LA SUA ISOLA " edizioni Il Convivio del poeta palermitano ANTONINO CAUSI, prefazione del Prof. TOMMASO ROMANO, relazioneranno il Prof. Giuseppe Bagnasco critico letterario e storico, il Dott. MARCELLO SCURRIA scrittore.
 
Intermezzi musicali a cura della cantante PAMELA BARONE e del pianista ANTONIO ZARCONE.
 
Letture a cura della poetessa e scrittrice Myriam De Luca.
 
Sarà presente l'autore. 
 
Riprese televisive e conduzione a cura di Alberto Russo regista di Arte & Cultura.
 
Ingresso libero.
 
(Nelle foto dall'alto la locandina l'autore Antonino CAUSI e l'invito).

domenica 14 aprile 2019

ARTICOLANDO ( 32 ) : RECENSIONE DELLA POETESSA E SCRITTRICE ANTONELLA VARA AL ROMANZO "THE TRUMAN BOSS" DI VINCENZO BALLI con GIUSEPPE LO BIANCO






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In questo n. 32 ospitiamo per la prima volta la poetessa e scrittrice ANTONELLA VARA con una recensione al romanzo "THE TRUMAN BOSS"  . Lieta lettura a tutti voi!




The Truman Boss
(recensione di Antonella Vara)


Si resta sbigottiti e increduli leggendo “ The Truman Boss”, il romanzo di Vincenzo Balli scritto a quattro mani con Giuseppe Lo Bianco.
Una storia paradossale a tinte fosche che turba parecchio, se non altro perché vera e vissuta sulla pelle del protagonista, Vincenzo Balli e della sua famiglia: Patrizia la moglie e la piccola Lucrezia di soli tre anni, in un arco di tempo di due anni e più, nel quale costretti a vivere da reclu...si sotto protezione dell’antimafia.
Vincenzo è un imprenditore siciliano di successo nel settore artistico e si occupa di organizzare spettacoli, insieme al suo socio, il quale lo convince, un giorno, di essere nel mirino della mafia.
Da allora la sua vita diventerà un vero inferno e precipiterà in un incubo.
Lui e la sua famiglia dalla fine del 2003, quando inizia questa vicenda, fino al 2006, vivranno blindati con nomi di copertura; in casa avranno microspie per essere sorvegliati h24, e-mail e telefoni criptati; serrande di casa sempre abbassate e appostamenti della scorta sul tetto di casa.
Vivranno situazioni allucinanti di panico e di stress all’ennesima potenza; conflitti a fuoco, sequestri di persone e arresti di mafiosi, compresa l’uccisione e la tortura di carabinieri da parte di Cosa Nostra.
Una vita sotto pressione, una vita che non è vita ma una lotta per la sopravvivenza, soprattutto per la piccola Lucrezia che reclama di giocare, di uscire, di stare in compagnia con gli altri bimbi e tenerla a bada per non farle capire niente non è certo facile.
Vincenzo non ne può più e cerca di capire il perché di tutto quello che gli sta succedendo. Vuole a tutti i costi uscire da quel tunnel senza uscita, fino a quando alcuni segnali lo insospettiscono e arriva ad una scoperta sconvolgente.
Un romanzo che si legge d’un fiato, che lascia senza parole, che emoziona, a tratti commuove, che irrita a volte, per quel senso d’impotenza di rabbia che cresce dentro in una girandola funambolesca di avvenimenti, degni di un copione di un film ma che non c’entrano nulla con la vita reale.
Per la crudezza della storia, per le fantasmagoriche acrobazie, in nome del Dio denaro, sotto il segno di egoismi e inumanità che abbatte ogni credo, di valori umani e di giustizia, sui quali è fondata questa società nei principi etici condivisibili, se non altro per quel senso comune di fratellanza sulla quale è fondata e che molti non riconoscono.
Leggendo questa storia si esce con la consapevolezza che sentimenti quali: amore, amicizia, fiducia, bontà, altruismo, vanno rilasciati a piccole dosi, con parsimonia e solo alle persone meritevoli della nostra stima e fiducia. Ma in ogni caso …mai abbassare la guardia!
 
A.V.

domenica 7 aprile 2019

A TERMINI IMERESE (PA) IL 10° RADUNO POETICO "CIURI, AMURI E FANTASIA"




L'Associazione Culturale Termini d'Arte, organizza la decima edizione del Raduno Poetico a Termini Imerese, domenica 28 Aprile
Programma
Ore 9:00- Raduno presso la Caffetteria 28 in P.zza Duomo 7.
Accoglienza, saluti di benvenuto dalla presidente di Termini d’Arte, Rita Elia.
Coffee Break
Ore 9:45- Chiesa della Misericordia- Via Mazzini
Saluti dall'Amministrazione Comunale
La fede, la cultura, le tradizioni del territorio imerese e le sue filastrocche a cura di Nando Cimino
Ore 10:00 -Kermesse Poetica " Ciuri, amuri e fantasia'
Presenta l'artista Katiuska Falbo
Intermezzo musicale con Giusy Cimino e il M° Marilena Anello
Ospite d’eccezione: il tenore Domenico Ghegghi
Durante la manifestazione verranno esposte le opere pittoriche
dell’artista Maria Antonietta Terrana e al termine sarà possibile visitare il Museo
ore 13:00-Sala banchetti- Moby Dick
Pranzo ed intrattenimento.
Tutti i poeti partecipanti riceveranno: Medaglia Artistica + pergamena e in seguito il video CD della manifestazione.
Si partecipa con una sola lirica a tema “Fede, cultura e tradizioni della nostra terra”.
I poeti, le loro famiglie e quanti volessero vivere questa giornata, sono invitati a prenotarsi entro il 24 Aprile 2019.
Per info e adesioni:
Termini d’Arte- Via Garibaldi 53, Termini Imerese ( Pa)
Cell. 3771921450 / 3297068021
email termini.darte@libero.it                                                                          

ARTICOLANDO ( 31 ) : ARTICOLO "UN Linguaggio plurale"- La scuola di Caltanissetta DELLA POETESSA E CRITICO LETTERARIO DOROTHEA MATRANGA




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In questo n. 31 ospitiamo per la prima volta la poetessa e critico letterario DOROTHEA MATRANGA con un articolo  dal titolo "UN Linguaggio plurale"- La scuola di Caltanissetta . Buona lettura a tutti voi!






“UN linguaggio plurale” -La scuola di Caltanissetta-

Di

DOROTHEA MATRANGA

 

“UN linguaggio plurale” è il titolo che conferisce ampia e robusta connotazione alla scuola di Caltanissetta, di cui Giovanna Cavarretta, critico d’arte di consolidata estimazione ha curato con entusiasmo e grande professionalità. Una mostra di sette artisti nisseni, tenutasi a Bagheria, qualche settimana fa, al Centro d’arte e cultura < Pietro Montana>. Per pluralità di linguaggio si intende il modo personalissimo, originale, singolare con cui ogni artista, appartenente alla scuola di Caltanissetta, esprime sé stesso nelle sue opere, pur mantenendo in modo costante e lineare le linee guida e i canoni che contraddistinguono tutti gli autori, e la stessa scuola. Elementi comuni che rendono la collettività dei sette artisti, la ormai notissima e apprezzatissima scuola nissena. 
Una fama, non relegata solo al luogo dove loro vivono la quotidianità, ma anche a livello nazionale e internazionale, come è giusto che sia, per autori capaci di un’arte estetica nuova, al passo coi tempi moderni, contemporanei, d’avanguardia. Nel titolo “UN linguaggio plurale” l’articolo indeterminativo iniziale “UN”, dal carattere maiuscolo, vuole sottolineare che il messaggio proposto è unico per ogni autore, ma plurale nell’ambito della stessa scuola. Addentrandoci nello specifico, diremo che gli autori che ne fanno parte, sentono forte l’appartenenza alla propria terra, affondano le radici nel tessuto antropologico, qualità essenziale per trarre l’humus della propria specificità, in una “sicilianità” sentita in modo profondo, lo stesso sentire di tutto il popolo siciliano, unito dallo stesso modo di comprendere, agire, proporsi. Una profondità, dove si trova il germe originario, che non solo è origine dell’arte specifica di cui stiamo trattando, ma input che dalle origini segue l’evoluzione, verso un futuro proteso all’infinito. Un tempo-non tempo circolare, che è eternità, di cui la scuola nissena vuole farsi portatrice nell’espressione artistica che la rappresenta. Tale connotazione, affonda le radici nel mito, e si fonde con il passato storico, dal quale non vuole distaccarsi perché da esso è nata la scuola, a partire dagli anni 70, e al quale si sente di appartenere per nascita, non solo come scuola artistica ma come frutto della terra siciliana, a cui riconosce il merito di averle dato un gusto e un sapore genuino. Quindi sicilianità, mito, storia, origine, evoluzione nel futuro, progresso, adesione alle nuove tecnologie, che utilizza con dimestichezza, e ancora adattamento al linguaggio odierno, moderno col quale intende interagire con le nuove generazioni, in modo che possano capire il messaggio, che pur nella sua modernità è facilmente leggibile e interpretabile, con l’occhio attento dello spettatore appassionato d’arte. Sette sono i pittori e gli scultori che fanno parte della scuola di Caltanissetta: Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salomone, Franco Spena, Agostino Tulumello. La scuola nissena, pur alimentandosi e tenendo conto del passato, per l’appartenenza alla terra isolana bella, unica per tradizione, storia, rompe con i vecchi canoni stilistici, per giungere a un’arte autonoma, manifestazione visiva di un’opera d’arte unica nel suo genere, che non vuole rimanere isolata, ma vuole proporsi e proporre le opere non solo oltre lo stretto di Sicilia, a livello nazionale, vuole farsi conoscere, come già avviene in modo capillare, anche e soprattutto a livello internazionale. Non solo come materia che viene plasmata, resa leggibile, ma materia e pittura che diventa vera arte poetica. Come la poesia, vuole esternare sentimenti, parole, messaggi con tecniche d’avanguardia, moderne tecniche, tecnologicamente avanzate, che rendono possibile, come avviene per i poeti, i cui strumenti di lavoro sono carta e penna, l’esternazione dell’eternità tramite il linguaggio poetico, anche semantico di lettere, parole, suoni, ritmo, musicalità e soprattutto un tessuto artistico che possa proiettare lo sguardo dello spettatore oltre la siepe leopardiana, per consentire la lettura e la proiezione in uno spazio che perda i confini, e venga proiettato all’infinito. Un’arte che fa riflettere, soprattutto sul senso della vita, perché nasciamo, perché viviamo, dove andiamo. Un pensiero trascendente trasposto nelle opere d’arte, e nello stesso tempo proiettato all’infinito cosmico. Un pensiero e un linguaggio artistico d’alto valore universale, degno di essere seguito e attenzionato da un pubblico sempre più vasto.

                                                                                                           Dorothea Matranga   

 



 

domenica 31 marzo 2019

ARTICOLANDO ( 30 ) : ARTICOLO DEL PROF: GIOVANNI TERESI: “DIRE L'INDICIBILE…POESIA, LETTERATURA ED ARTE NELLE PSICOTERAPIE D’AVANGUARDIA”. "IL SENSO DELLA VITA"







Articolando

 


Articolando, è la rubrica per tutti gli appassionati  della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
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In questo n. 30 ritorna il Prof. GIOVANNI TERESI latinista e storico con un suo articolo dal titolo:“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”. “Il senso della vita”.

 Una lieta lettura a tutti voi!



“Dire l’indicibile…Poesia, letteratura ed arte nelle psicoterapie d’avanguardia”

                                                          “Il senso della vita”

L’uomo sensibile prova sempre a distanza di secoli un’emozione davanti ad un’opera d’arte o ad una scoperta archeologica importante. E’ una connaturale sensazione per il messaggio di continuità, di eterno che l’opera trasmette; emozione  per l’immediato passaggio del suo valore dal passato al presente. La ragione si nutre di sensazioni, di ricordi, di eventi, di arte, di letteratura e di poesia. Il senso della vita dipende quindi da importanti rapporti interdipendenti quali:
Diligenza/forza
Astuzia/sopravvivenza
Razionale/irrazionale
Regole/comportamenti
 Limite/infinito
 
Rapporti che cambiano a seconda del grado di sensibilità ed istruzione, ma che a volte, come sappiamo, sono influenzati da fattori esterni comportamentali o derivanti anche da una congenita appartenenza ad una determinata razza.
Se volessi affiancare i primi quattro rapporti all’arte, alla letteratura ed alle religioni, direi che:
il Davide di Donatello esprime i rapporti: Diligenza/forza,  Astuzia/sopravvivenza,
la Divina commedia di Dante il rapporto Razionale/irrazionale,
le diverse religioni i rapporti: Razionale/irrazionale e Regole/comportamenti.
Le religioni influenzano il senso della vita ponendo problematiche e diatribe per l’eutanasia, l’aborto, il divorzio, manipolazione genetica etc.
Ma il senso della vita dipende anche da determinate eguaglianze ben note:
Ansia = incertezza 
Odio = guerra
Pace = amore
 Cultura = apertura mentale
 Conoscenza = Sapienza terrena
 
In quest’ultima eguaglianza si estrinseca l’obiettivo preponderante dell’homo sapiens. Si è sempre lottato e si lotterà per la conoscenza ma nel limite della sapiente ragione umana e non soprannaturale. L’uomo che possiede la dote dell’arte si avvicina con l’ispirazione, isolandosi, ad uno stato di catarsi ed in quel momento il pensiero/ragione prevale sull’essere materiale.
L’arte, la letteratura e la poesia sono placebo della mente (mens sana in corpore sano). Così è stato provato che a volte un’immagine, un verso conosciuto, una canzone o una lirica, per le emozioni o valori che sanno trasmettere, possono liberare da uno stato comatoso  un soggetto incidentato.
L’uomo costruisce e distrugge in modo disordinato rispetto al disegno della forza soprannaturale che è la vita stessa. Se si pone domande che non possono avere soluzioni cade nelle varie forme di depressione (depressione per insoddisfazione, per delusione, per dolore, per autodistruzione).
La mente umana è come una sfoglia di cipolla, alterare l’equilibrio di positive eguaglianze può portare ad uno squilibrio mentale.
Le varie forme espressive dell’arte, senza dubbio, rientrano nelle psicoterapie d’avanguardia.
Per dare un senso alla vita con tutte le sue sfaccettature io ho composto la lirica “Segmenti sospesi”  che lascio a voi interpretare:
Segmenti Sospesi
Tra aria ed acqua,
nella luce e nel buio;
tra mare e terra,
negli abissi e limiti;
tra il nulla e l’essere,
nell’ignoto e conoscenza;
tra sogno e realtà,
nell’incoscienza e verità;
tra parole e musica,
nel disordine e armonia;
tra odio ed amore,
nel dolore e serenità;
perenni, brevi, fragili
segmenti sospesi
di vita legano
momenti di tempo.

Giovanni  TERESI

(Nella foto: il latinista, storico e poeta Prof. Giovanni  TERESI)

martedì 12 marzo 2019

A PALERMO INAUGURAZIONE DELL'ACCADEMIA REGIONALE DEI POETI SICILIANI FEDERICO II




Sabato  16 marzo 2019 alle ore 10.30 a Palermo, si svolgerà l'inaugurazione 
dell' Accademia Regionale dei Poeti Siciliani Federico II, presso il Palazzo dell'Assemblea Regionale Sala Mattarella. L'Accademia è nata  dall'idea  alcuni anni fa del poeta Totò Mirabile, durante il suo giro di Sicilia, culminato nell'opera "Le tabelle di luogo ed i luoghi di Sicilia". L'Accademia è stata fondata oltre che da Totò Mirabile Presidente Rettore, anche dai poeti Antonino Causi, Filippo Scolareci, Antonio Barracato, Giuseppe Sanzeri, Angela Bono, Salvatore Cappalonga, Daniela Evoli e Francesco Rigano.
 
Sono previsti: Saluti del Presidente Rettore Totò Mirabile, intervento del Presidente Onorario Prof. Tommaso Romano sul tema "Tradizioni ed identità a  confronto in Sicilia". Nel corso della manifestazione culturale verranno assegnati i seguenti riconoscimenti ad alcuni noti personaggi siciliani che si sono distinti.
                    
Premio alla Carriera al Presidente della Regione Siciliana On. Nello MUSUMECI;
 
Premio alla Carriera al M° Puparo Francesco Salamanca.
 
Verranno nominati accademici onorari il M° Carlo PULEO, On. Presidente Gianfranco MICCICE', Dott. Antonino DORIA e la cantante folk Cinzia SCIUTO.                   
 
A tutti gli accademici presenti saranno consegnate le insegne.
 
Il Vice Presidente Rag. Filippo Scolareci porgerà i saluti conclusivi a tutti i presenti.

mercoledì 20 febbraio 2019

ALLA GALLERIA LETTERARIA DI TRAPANI RELAZIONE DI SALVATORE VALENTI : "VIAGGIATORI STRANIERI IN SICILIA NEL XVIII SECOLO"


 

 
Domenica 24 febbraio 2019 alle ore 17.15 a Trapani in via G. B. Fardella n. 195, nell'ambito della 2^ Rassegna "Galleria Letteraria" 2018 /19, si svolgerà l'incontro culturale "VIAGGIATORI STRANIERI IN SICILIA NEL XVIII SECOLO" con una relazione di Salvatore Valenti.

L'evento è introdotto dal poeta e traduttore MARCO SCALABRINO curatore della rassegna con la collaborazione della pittrice ROSARIA LA ROSA Presidente dell'Associazione "L'Urlo di Rosaria", con il patrocinio dei Comuni di Trapani ed Erice.
 
Ingresso libero.

(Nella foto: la locandina dell'evento culturale).


A PALERMO ALL'UNIPOP SI PRESENTA LA SILLOGE POETICA "ESORTAZIONI SOLITARIE" DELLA POETESSA MYRIAM DE LUCA



Giovedì 21 febbraio alle ore 16.30 a Palermo  nei locali di UNIPOP (Università Popolare di Palermo) in via Parrini n. 14/A (angolo via Brunelleschi) si presenta la raccolta di poesie "ESORTAZIONI SOLITARIE" della  poetessa Myriam De Luca.
 
Relazioneranno la Prof. SANDRA GUDDO e il Prof. ANTONIO LICATA.
 
Letture di CINZIA ROMANO LA DUCA .
 
Intermezzo musicale  ROBERTA MIANO.
 
Citazioni fotografiche  EMILIANO MILANESI.
 
Ingresso libero.
 

domenica 10 febbraio 2019

ARTICOLANDO ( 29 ) : RECENSIONE DELL'AVV. FABIO LISMA ALLA SILLOGE POETICA "RIVERBERI DEL CUORE" DELLA PROF.SSA E POETESSA VITA ALBA TUMBARELLO





 


Articolando

 



Articolando, è una nuova rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
tonycausi@alice.it grazie!


In questo n. 29 troviamo l'Avv. FABIO LISMA appassionato di letteratura e di poesia con una sua recensione alla silloge poetica "Riverberi del cuore" della Prof.ssa e poetessa VITA ALBA TUMBARELLO, edizioni Museo Mirabile,2018. Lieta lettura a tutti voi!




RECENSIONE

Riverberi del cuore

di Vita Alba Tumbarello

 
La silloge di poesie “Riverberi del cuore”, scritta dalla Prof.ssa Vita Alba Tumbarello, è espressione di un moderno, fresco, innovativo e coinvolgente stile letterario che permette di instaurare un rapporto simbiotico con il lettore grazie alla miscellanea dei temi trattati, riconducibili, in gran parte, all’analisi della sfera psico-affettiva, emotiva, interiore e (più in generale) introspettiva, caratterizzante ogni individuo, soggetto dotato di Ragione ma anche propulsore di istinti, impulsi, sensazioni, sentimenti e atteggiamenti, la cui variabilità dipende dalle fasi e stagioni del percorso esistenziale vissuto, oltre che dalla contingenza di situazioni incidenti sui motivi dell’agire legati a fatti, episodi, circostanze.

La peculiarità che contraddistingue la “vena poetica e romantica” dell’autrice, sia dal punto di vista formale sia dal punto di vista contenutistico e sostanziale, è quella di raccontare le impressioni, i turbamenti, le contraddizioni, i mutamenti, le vicissitudini dello stato d’animo umano attraverso la meticolosa, attenta, puntuale e descrizione della Natura, presentata nelle sue molteplici, imprevedibili, inusuali, ignare forme e sfaccettature, come se già ella ne conoscesse la profonda, intrinseca e recondita essenza, spingendosi al punto tale da completarsi, immedesimarsi, rifugiarsi in essa, costituirne parte integrante, volerne spiegare l’importanza e la relazione indissolubile con qualsiasi altro Essere ed elemento fenomenico appartenente al mondo.

L’idea della “perfezione” connota tutti gli aspetti della realtà circostante, le componenti degli agenti atmosferici e paesaggi idilliaci tratteggiati nelle diverse poesie, dinanzi ai quali la scrittrice rimane stupita, estasiata non esclusivamente per la bellezza promanata bensì per la serenità, il senso di inebriante appagamento e sicurezza provato; la singolarità e alternanza dei colori utilizzati (forti, tenui, accesi, spenti, chiari e scuri), indicatori sintomatici dell’umore, approccio e percezione del contesto, di volta in volta, delineato, unite alla ricchezza lessicale e ricercatezza terminologica, sono le costanti di parecchi testi, aventi come effetto quello di invitare l’interlocutore alla riflessione, dopo averlo catapultato in un’agognata (seppur illusoria e consolatoria) dimensione trascendentale magica, onirica e protettiva, capace di placare i tormenti, reprimere le paure e debolezze, relegare transitoriamente le fragilità e incertezze, confidare nella speranza e attesa di un futuro migliore.

La necessità e l’irrefrenabile voglia di raggiungere una condizione di elevatezza morale, religiosa, spirituale, che mitighi la limitatezza penalizzante l’uomo nella comprensione, interpretazione e risoluzione dei misteri, dubbi e vacillamenti, nell’assunzione di comportamenti e cura delle relazioni sociali, si conciliano con l’istantaneità delle emozioni suscitate, la genuinità e autenticità dei sentimenti manifestati, la nostalgia di un passato rimpianto e non più ripetibile; il conforto trovato nella fede si può, inoltre, ritenere il filo conduttore che muove il pensiero della scrittrice tramite l’identificazione della Natura con Dio, Entità perfetta da cui tutto trae origine.

Gli scorci, le ambientazioni suggestive, i non vaghi riferimenti ad oggetti, animali, affetti intimi e persone care sono descritti alla stregua di un pittore o artista, che pian piano realizza il suo prodotto finale, la sua opera creativa con fantasia, maestria, talento, estro, ricorrendo (per soggettivizzarlo) ad ogni tipo di gradazione cromatica, particolare che possa fedelmente rappresentare ciò che la mente ha elaborato in quel preciso istante, facendo partecipe chi è in grado di apprezzarne il valore; alla stregua di un fotografo, che immortala attimi, momenti in foto o cartoline d’epoca, pronto a ritrarre e portare alla luce caratteristiche non sempre facilmente visibili agli occhi di un comune osservatore.

Dalla delicatezza e musicalità delle parole, adoperate nella cornice della complessa e articolata struttura dell’opera, emerge una spiccata sensibilità, immensa riconoscenza e devozione per i doni ricevuti da Dio, come: l’opportunità concessa a ciascuno di apprezzare e godere delle meraviglie del mondo; la fortuna di aver goduto periodi della vita (infanzia e giovinezza) in maniera spensierata con ricordi unici e forieri di esperienze costruttive; le occasioni di provare a pieno un sentimento o un’emozione, maturando nel tempo, prefiggendosi obiettivi, rimediando agli errori commessi, cambiando o rivalutando concezioni, vedendo le cose da prospettive differenti, imparando lezioni, avendo la forza di rialzarsi, ripartire o ricominciare daccapo. 

L’esplicita e incessabile ricerca dell’Infinito, frutto di desideri a volte avverati a volte sopiti, viene confermata dall’intensa vitalità e positività che la Tumbarello effonde grazie a quell’anelito poetico, improvvisa illuminazione e folgorante ispirazione, tipici di chi, con curiosità, si vuole cimentare nella scoperta di lati o aspetti dell’Essere per dare una risposta esaustiva ai tanti interrogativi, quesiti (scaturenti dai “riverberi” del cuore) che la attanagliano; essa si contrappone all’implicita, amara consapevolezza dell’illusione, dell’inesorabile fugacità del tempo, dell’incapacità di tornare indietro e seguire una direzione diversa da quella intrapresa, risultato di un presente non totalmente accettato, condiviso, poiché instabile, poco rassicurante, inidoneo a offrire garanzie e causa di “fluttuazioni” interiori.

Le passioni, gli amori, le sofferenze, rinunce e aspettative, sviscerate dalla poetessa quasi sempre in chiave autobiografica (assumendo i ruoli di donna, moglie, madre, figlia, ecc..) attraverso l’uso di espedienti stilistici (es.: la suddivisione dei versi in quartine) e figure retoriche (fra cui le metafore, similitudini, personificazioni, consonanze, assonanze, ecc..), rivelano una certa enfasi sostituita, in alcuni passi, da un apparente pessimismo che sembra non avere vie d’uscita di fronte al sopravvenire di eventi dipendenti o meno dalla volontà umana, al tempo che non perdona, alla precarietà dei rapporti interpersonali, alla povertà di valori morali e principi attuali, alla sminuita considerazione di ciò che la Natura ha messo a disposizione perché fosse preservato e custodito.

L’originalità e fluidità dello stile adottato, la speditezza e semplicità del linguaggio (a prima vista aulico) contribuiscono a rendere significativi l’accostamento tra la sfera sensoriale, empirica e la sfera emotiva, il parallelismo tra la dimensione reale e la dimensione immaginata o non più esistente, sfocianti nel raffronto tra l’innocente e ingenua età infantile, la felice età giovane e la cosciente età adulta: le prime due, tese alla progettualità e formazione della personalità individuale, in cui l’autrice è assoluta protagonista e artefice delle scelte che compie; la terza, tesa al consolidamento, al giudizio critico e miglioramento qualitativo della personalità acquisita, tramite l’evoluzione e maturazione del pensiero.

La negatività che si evince nella silloge cede, infine, il passo ad una visione ottimistica della vita, trasformandosi in: motore, spinta grazie alla quale ella ritrova la forza per affrontare le difficoltà e sfide quotidiane; filosofia e antidoto per risolvere i problemi di ogni genere; insegnamento da cui ricavare utilità mettendosi sempre in gioco e in discussione con se stessi e con gli altri; ragione per arricchire, con l’aiuto della fede, il proprio percorso spirituale e interiore di nuovi stimoli e propositi.


                                                                                                                          FABIO LISMA


 


domenica 27 gennaio 2019

“SOCIETÀ 2.0 – rischi, elementi disfunzionali e psicopatologici del web”





PRIMO EVENTO SOCIO-CULTURALE DELL’ANNO 2019

PROGRAMMA


Venerdì 1 Febbraio 2019 – Sala Congressi del Circolo Ufficiali sito in Piazza Sant’Oliva, 25:

1) Ore 17,00 – CONVEGNO
, introduzione e saluto del Presidente dell’Accademia di Sicilia Tony Marotta;
- Breve intervento dell’Assessore regionale all’istruzione e alla formazione professionale Prof. ROBERTO LAGALLA Accademico di Sicilia

“SOCIETÀ 2.0 – rischi, elementi disfunzionali e psicopatologici del web”

RELATORI saranno i seguenti Accademici di Sicilia:

- DOTT.ssa IVA MARINO, psicocriminologa - “Fenomenologia del web: aspetti psicopatologici e disfunzionali, cyber stalking e cyber bullismo”;
- AVV. ALESSANDRO PALMIGIANO, Cassazionista - “problematiche giuridiche legate all’uso del web”;
- DOTT.ssa VALENTINA SCHIRÒ, nutrizionista e biologa - “Fake news e alimentazione: quali rischi per la salute”
- DOTT.ssa CLAUDIA TRIPI, psicologa e psicoterapeuta - “Vivere il web: dalla patologia alla normalità”.

MODERATORE:

DOTT. ANTONINO CAUSI, sottoufficiale Polizia di Stato, Accademico di Sicilia.
- Intervento conclusivo del Prof. TOMMASO ROMANO, Pres. On. dell’Accademia di Sicilia

2) Ore 18,30 - INTERMEZZO MUSICALE con la partecipazione degli Accademici di Sicilia:

FEDERICA FALDETTA soprano
GONCA DOGAN soprano
FILIPPO MICALE tenore
al piano il M° SALVATORE DE GIORGI
eseguiranno brani di: G. Donizetti – G. Puccini – R. Leoncavallo – V. Bellini – E. De Curtis – L. Arditi - P. Mascagni – G. Verdi

DIREZIONE ARTISTICA TONY MAROTTA
INGRESSO LIBERO

3) Ore 19,30 – CERIMONIA D’INVESTITURA NUOVI ACCADEMICI DI SICILIA

- Dott.ssa Maria Aurelia BANCO, neuroradiologa - Palermo
- Dott. Gaetano CATALANI, dermatologo, scrittore e poeta –
Ardore (RC)
- Dr. Giovanni CONSOLI, agente immobiliare - Catania
- Dott.ssa Milena CUDIA, responsabile della Biblioteca e
dell’Archivio Storico Comunale di Marsala – Marsala (TP)
- Dott. Rino DULCIMASCOLO, cardiologo – Sciacca (AG)
- Prof. Carmelo FUCARINO, già docente di italiano e storia,
scrittore - Palermo
- Dr. Giuseppe PIRAINO, imprenditore – Palermo
- Prof.ssa Rosa Maria PONTE, Docente di lingue straniere,
traduttrice, scrittrice e pittrice - Palermo
- Dr. Giuseppe ROMANO, già Ispettore Capo di Polizia
Penitenziaria di Palermo, scrittore e poeta - Palermo
- Prof. Ciro SPATARO, già docente di lettere – Marineo (PA)
- Dott. Fabio SQUEO, Filosofo, Scrittore e poeta - Trani (BT)
- Dott.ssa Antonella VARA, Funzionario Amministrativo all’ASP
di Palermo, scrittrice e poetessa - Palermo

4) Ore 21,00 - Sala degli Specchi del Circolo Ufficiali CENA DI GALA con un menù ricco e di alta qualità.
Costo pro-capite € 30,00

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PER LA CENA: Tel. 091 980 53 00 – cell. 338 80 40 109 – 393 480 7859 – 388 17 39 673

martedì 1 gennaio 2019

BUON ANNO 2019 A TUTTI VOI !





Carissimi amiche e amici con questo post voglio augurare a tutti voi un felice e prospero anno 2019.

L'anno appena trascorso ha visto la nostra Città di Palermo Capitale Nazionale della Cultura  protagonista di tanti eventi  che si sono succeduti nei vari mesi , per quanto mi riguarda il 2018 è stato particolarmente ricco di manifestazioni come  l'associazione Ottagono Letterario con la 11^ edizione del Premio Mignosi, l'edizione n.7 dell'evento poetico E...state in poesia   con i poeti palermitani che si svolto il 7 luglio nella bellissima location della Real Fonderia Orotea alla Cala e poi varie Conferenze su Gesualdo Bufalino, Vivian Lamarque,Aleksandr Sergeevič Puškin, presentazioni, recensioni, poesie,altri recitals, premi, onoreficenze come la  Pigna d'Argento 2018 per la cultura consegnatami dalla prestigiosa Accademia di Sicilia  e ultima la pubblicazione della mia silloge poetica "Ogni Uomo ha la sua isola" con la prefazione del Prof. Tommaso Romano .
E ora arriva il  nuovo anno, il 2019 sicuramente  mi riserverà altre novità culturali e chissà me lo auguro nuovi successi.
Spero che anche voi possiate realizzare i vostri progetti e sogni futuri vi lascio con una poesia della poetessa Arpalice Cuman Pertile dal titolo "Anno vecchio e anno nuovo" eccola

ANNO VECCHIO E ANNO NUOVO

 
L’anno vecchio se ne va
e mai più ritornerà.
Io gli ho dato una valigia
di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male,
di bugie, disobbedienze,
e gli ho detto: “Porta via,
questa è tutta roba mia”.
Anno nuovo, avanti, avanti!
Ti fan festa tutti quanti.
Tu la gioia e la salute
porta ai cari genitori;
ai parenti ed agli amici,
rendi lieti tutti i cuori.
D’esser buono ti prometto,
anno nuovo, benedetto.
 
Arpalice Cuman Pertile