giovedì 17 marzo 2022
ANTONINO CAUSI presenta a Palermo il libro di Giovanni Teresi "La donna nella famiglia patriarcale dall'Ottocento ai primi del Novecento"
sabato 26 febbraio 2022
ARTICOLANDO ( 46 ) : RECENSIONE DEL POETA E SCRITTORE ANTONINO CAUSI AL VOLUME DI RACCONTI "LE DONNE LO DICONO" DELLA SCRITTRICE LUCIA BIANCO
Articolando, è una rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
tonycausi@alice.it grazie!
Buona lettura a voi!
LE
DONNE LO DICONO
Racconti
di Lucia Lo Bianco –SwanBook Edizioni
Recensione
di Antonino CAUSI
La
scrittrice Lucia Lo Bianco nel suo volume di racconti dal titolo “Le donne
lo dicono” ci fornisce una panoramica di donne della società contemporanea.
Nei
dodici racconti che l’autrice descrive, emergono tutti quelli che sono gli
aspetti emotivi, empatici dei protagonisti.
Diverse
sono le donne che accompagnano la lettura scorrevole di questo volume, scritto
con un linguaggio chiaro e diretto.
Abbiamo
la runner, l’insegnante linguistica, quella che aspira a raggiungere una città
come Roma e il suo desiderio di libertà e di evasione da una Viterbo che le sta
troppo stretta. Ma anche quella picchiata dal marito che pur di lavorare in una
profumeria è costretta a truccarsi e cambiare make-up ogni giorno, con un
marito possessivo che reagisce duramente, perché non la vuole con il rossetto.
Ci
sono altre donne come quelle del racconto “La sconosciuta rispose” che
frequenta e osserva un uomo da un balcone.
Le
figure femminili che ci presenta la Lo Bianco sono combattive, vogliono
affermarsi, vivono in un contesto contemporaneo, vogliono emergere nella
società, non vogliono sottostare al predominio maschile.
Donne
che vogliono rompere con il passato e con tutto quel complesso di valori,
tradizioni, stereotipi e modelli di comportamento, ereditati e messi in atto da
una cultura secolare.
Un
processo di rottura con tutti i dogmi del passato in una società femminile
contemporanea, che vuole sempre più affermarsi.
Dal
periodo della Rivoluzione Francese, la donna pian piano ha cercato di
conquistarsi quello spazio che da sempre gli è stato negato per colpa di un
maschilismo imperante.
Certo, sono state tante le battaglie che le donne hanno dovuto affrontare fino ad oggi.
La
strada verso la parità dei sessi appare ancora lunga e tortuosa.
Ci
auguriamo tutti quanti che esse possano raggiungere molto presto questo
dignitoso e paritario traguardo.
Il
volume offre l’opportunità per una saggia riflessione per entrambi i sessi su
quelle che sono le difficoltà, i timori e le speranze dell’essere umano.
Antonino Causi
sabato 19 febbraio 2022
A PALERMO CONFERENZA "ELSA MORANTE : Crisalide, paladina degli umili e della cultura, contro la disintegrazione del mondo" del Dott. ANTONINO CAUSI
Sabato 12 Marzo 2022 alle ore 16.30 a Palermo presso la Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli, via Terrasanta n. 82, si svolgerà la CONFERENZA del Dott. ANTONINO CAUSI dal titolo:
"Elsa Morante: Crisalide, paladina degli umili e
della cultura, contro la disintegrazione del mondo”.
Evento organizzato
dall'ACCADEMIA NAZIONALE DI LETTERE, ARTI E SCIENZE di PALERMO.
Ingresso con Green
Pass e Mascherina FFP2
(Nella foto la poetessa e scrittrice Elsa Morante)
giovedì 10 febbraio 2022
10 FEBBRAIO: GIORNO DEL RICORDO
Il Giorno del ricordo è una
solennità nazionale italiana che si celebra ogni anno il 10 febbraio a
partire dal 30 marzo 2004, giorno in cui è stata istituita con la legge
n. 92, che recita così: “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte
le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati
italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato
secondo dopoguerra(1943-1945), e della più complessa vicenda del confine
orientale”.
Lo scopo principale del giorno del ricordo è
proprio quello di rinnovare la memoria storica.
In questo giorno si svolgono una serie di attività
e celebrazioni che coinvolgono le istituzioni a partire dal Presidente della
Repubblica fino ai vari comuni italiani.
Anche la scuola è partecipe con discorsi,
cerimonie e attività.
Dal 2009 il MIUR propone ogni
anno un concorso nazionale per il Giorno del ricordo rivolto alle scuole
primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado affinché la
memoria degli italiani rimanga viva.
All’esame di maturità del 2010, la traccia
del tema storico chiedeva agli studenti di parlare delle stragi delle foibe
tenendo conto della legge istitutiva del Giorno del ricordo.
La celebrazione è in onore del ricordo di
tutte le vittime dei massacri delle foibe, gli eccidi compiuti a danno
della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia nel
periodo della seconda guerra mondiale e appena dopo ad opera dei partigiani
jugoslavi dell’OZNA. Il nome foibe, così come li chiamano in Venezia Giulia, fa
riferimento agli inghiottitoi carsici nei quali furono gettati molti dei corpi
delle vittime.
In occasione del 10 febbraio viene rilasciata una medaglia commemorativa
ai parenti delle persone infoibate (vittime delle stragi delle foibe)
di Fiume, della Dalmazia, dell’Istria e delle province
dell’attuale confine orientale dell’8 settembre 1943.
Le stragi delle foibe iniziarono l’8
settembre 1943, con l’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di
Cassabile e terminarono il 10 febbraio 1947, il giorno in cui furono
firmati i trattati di pace di Parigi.
Ecco perché il Giorno della del ricordo si
celebra proprio il 10 febbraio, in occasione dell’anniversario del termine di
questi massacri, quando tramite i trattati di Parigi alla Jugoslavia venivano
assegnati il Quarnaro, l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia, prima
tutti territori appartenenti all’Italia.
martedì 8 febbraio 2022
ARTICOLANDO ( 45 ) : RECENSIONE DEL PROF. GIOVANNI TERESI AL VOLUME "GLI ANNI D'ORO DEL COMMERCIO TESSILE E DELL'ABBIGLIAMENTO A PALERMO DI GIOVANNI MATTA
Articolando, è una rubrica per dar voce a tutti gli amanti della poesia, dell'arte, della storia, della pittura, della critica letteraria attraverso recensioni, relazioni e articoli strettamente culturali.
Chiunque volesse pubblicare può farlo mandando i propri scritti all'indirizzo di posta elettronica
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Proficua lettura a tutti voi!
Recensione del prof. Giovanni Teresi al volume Gli anni d'oro del commercio tessile e dell'abbigliamento a Palermo di Giovanni Matta
Il
testo, frutto di una profonda esperienza dell’autore nel settore del Commercio
tessile e di accurate ricerche, permette di far conoscere i vari aspetti di
tale attività che ha contribuito alla passata grandezza di Palermo in questo
settore. L’opera è concepita come un escursus di una passeggiata di una
settimana a Palermo, con la rassegna di tutti i negozi di tessuti e di
abbigliamento, molti dei quali oggi scomparsi o trasformati radicalmente,
facendone rivivere il centro storico di un tempo, pulsante di vita e di varie
attività.
Il
volume, raffigurato da parecchie foto, è ben curato e sottolinea, assieme agli
aspetti esterni, le capacità, lo spirito imprenditoriale ed anche le qualità
umane delle imprese, dei negozianti e dei rappresentanti del commercio che
consentivano, e dovrebbero consentire, un rapporto costante e proficuo con la
clientele. Nei sei giorni di passeggiata sono descritti quasi tutti i quartieri
palermitani e tutte le principali strade con le loro peculiarità, i negozi di
abbigliamento facendo anche considerazioni di carattere storico-sociale.
Tra
le tante cose, Giovanni Matta fa riscoprire l’attività del rappresentante o
dell’agente di commercio sottolineandone le qualità e le doti personali;
attività svolta per oltre quaranta anni dall’autore. Il Nostro fa un elenco
alfabetico di tutti i suoi colleghi, agenti su Palermo, ricordandoli con tanto
affetto (pagg. 162, 163).
La
figlia Ileana Matta, nel suo contributo “Il
rappresentante di Commercio, secondo me”, ricorda Giovanni Matta,padre attento,
affettuoso e premuroso, che dopo 44 anni di attività, portata avanti con
passione e dedizione, ha ricevuto la medaglia al merito dalla C.C.I.A.A.
Giovanni
Matta a 22 anni è stato sottotenente di complemento nel “Nizza Cavalleria” e
istruttore-guida sui carri armati. Ha sempre avuto la passione della lettura e
della scrittura. È poeta, scrittore, saggista, critico dell’arte e letterario.
Pluriaccademico in Italia e all’estero, è Presidente da molti anni
dell’A.S.C.O.L. “Ottagono Letterario”.
Che
cosa ha spinto il Nostro a mettere per iscritto i propri ricordi? A consegnarli
alla scrittura? Diciamo subito che prendere
la parola, parlare di se stessi, introdurre degli eventi in uno schema
narrativo, non è unicamente un modo di comunicare, di liberare energie, ma la
via per cercare di ordinare razionalmente la propria esistenza, le proprie
esperienze. Ed è ciò che Giovanni Matta
cerca di far emergere nei suoi scritti: l’identità, la consapevolezza di
sé e della realtà esterna, e molteplicità di queste legate anche
nell’immaginario culturale e letterario, alla facoltà della memoria. La memoria
che cerca di iscrivere il tempo individuale in un tempo più largo, attraverso
un’azione deliberata di ricostruzione del passato.
Il
testo:“Gli anni d’oro del Commercio
Tessile e dell’Abbigliamento a Palermo 1945
– 1980”, (2021, Ediz. Ex Libris), appartiene al progetto di momenti autobiografici risalente
alla seconda metà degli anni quaranta e sulla cui composizione lo scrittore
continuerà a ragionare anche a distanza di molti anni. Attraverso la
passeggiata per le vie di Palermo e della sua storia, Giovanni Matta mette agli
occhi di chi legge l’impronta del disegno di una scrittura prettamente
personale, e come rappresentante del commercio di tessuti, cita le diverse
aziende, i negozi e i loro proprietari.
“Fare il rappresentante o l’agente di
commercio è un
lavoro indubbiamente interessante, formativo, per il contatto con tante
persone, ma occorre svolgerlo con grande volontà, continuità, passione e sempre
col sorriso sulle labbra, anche nei momenti
negativi” (pag. 159).
Lo
scrittore Matta ci offre, così, non solo un autobiografismo della coincidenza
di alcuni motivi o ambienti della sua vita, ma anche uno spaccato di storia dal
1945 al 1980.
Come
il sogno della realtà, la cosiddetta realtà delle esperienze, nella narrazione
di Giovanni Matta il ricordo emerge dall’immersione nella durata degli eventi
scaturita dalla finitudine dell’esperienza, da un’intensa e riservata partecipazione
alla vita; la reimmersione percettiva nei luoghi dell’infanzia per cui odori,
suoni, immagini del tempo di prima tramano la tessitura della narrazione storica.
Il
Nostro riattraversa situazioni, affezioni, avventure storiche affidandosi alla
forza contemplativa delle immagini, degli oggetti, espressione al tempo stesso
dell’investimento emotivo e della compiutezza irredimibile del passato.
“Lasciatemi compiere tutto il percorso della
memoria verso qualcosa che conta proprio perché è sempre nascosta in un angolo
morto e se ne scorge soltanto ciò che si può indovinare da un’ombra proiettata
sul muro …” (Italo Calvino)
Così,
Giovanni Matta, attraverso la sua lunga attività di rappresentante del
commercio di tessuti in Sicilia e Calabria, ci fa ricordare il duro periodo del
II° conflitto mondiale, le usanze dei vari ceti sociali e la fase della ripresa
postbellica.
Ad
esempio, la ricchezza dell’abito indossato in occasione delle feste
rappresentava una sorta di riscatto dalle condizioni della durezza della vita
di campagna. Tali manifatture non erano solo prerogativa del mondo contadino,
esse erano riconosciute ed usate, per la loro preziosità, anche nei vertici
della società. Sempre più ricca ed esigente la classe egemone siciliana e
calabrese si circondava di valenti artigiani a cui affidava i propri dettati
dalla moda d’oltralpe.
Al
corredo della sposa, emblematico della condizione economica, venivano infatti
dedicate le migliori energie in termini di creatività e di cura
nell’esecuzione, le spese per mettere insieme i diversi capi, acquistati o
confezionati in famiglia, erano tali che sin dall’infanzia si provvedeva a
mettere da parte indumenti, telerie, merletti e coperte.
Nelle
famiglie benestanti la biancheria da tavola era adeguata all’acquisita
posizione matrimoniale in cui assumeva rilievo il comparire e l’essere presenti
nella vita sociale, da cui, secondo i galatei, doveva trasparire l’importanza
della propria famiglia.
Dopo
il II° conflitto mondiale, in una fase politico-sociale incerta, quale avrebbe
dovuto essere il ruolo dei giovani in quel contesto?
I
giovani, senza nulla cedere sul piano dei princìpi su cui si fondavano il
mercato e l’iniziativa privata, consapevoli di essere espressione di ben
determinati valori, mostravano una certa sensibilità verso le problematiche
sociali. Conseguentemente assumevano il confronto culturale, prima ancora che
politico, come metodo utile per poter affermare le proprie ragioni. Il giovane
Giovanni Matta, appartenendo a questa categoria, scelse la nobile attività di
rappresentanza della bellezza dei tessuti,come altri suoi colleghi, attivando
lo sviluppo di tante attività correlate.
Guardare
al di là dei confini dell’azienda era lo slogan per conoscere e capire, per
farsi conoscere e farsi capire. E ben presto, su determinati temi, non ci si
distingueva più tra giovani ed anziani, meno che mai tra sinistra e destra, ma
tra progressisti e conservatori. Tutto questo naturalmente non impedì che nel
nostro paese si affermasse un sistema di economia mista.
A
tal proposito, mi piace menzionare una frase di Italo Calvino da “Il ricordo è
bendato”:
“Il ricordo ha bisogno di prendere posto tra
elementi che dividono lo spazio in un dentro e un in fuori, in un sopra e in un
sotto, in una successione di piani e di lontananze, perché è solo tra questi
elementi che può apparire qualcosa a qualcuno, affacciarsi, prendere forma
[…]”.
Altre
produzioni letterarie di rilievo di Giovanni Matta sono:
il saggio critico per la scuola: “Ruggero II. Un patrimonio da ricordare”
,(2019, Ediz. Ex Libris), ove il Nostro mette in risalto l’importante figura di
Ruggero II, primo re di Sicilia, fra le massime espressioni della dinastia
normanna, facendone emergere lo spessore politico l’apertura sociale e la
grandezza culturale del sovrano. Nella narrazione fanno da corollario le Assise
di Ariano, il Parlamento e le architetture della realtà “arabo-normanna”; la
critica letteraria: “Gesualdo Bufalino,
il poeta dell’ironia”, (2020 Ediz. Ex Libris), nel centenario della
nascita. Giovanni Matta riafferma del poeta quanto lui stesso dichiara: che “si scrive per divertimento, ma in realtà - poi
aggiunge che “lo scrivere è inseguire l’uomo che è un fanalino sfuggente”.
Gesualdo Bufalino possiede proprio una scrittura segnata da un esistenzialismo
tra ironia e passione, e questo, per Matta serve di certo a consolidare il suo
scenario di vita creativa. Inoltre si ricordano del Nostro il volume di critica
d’arte: “Gli sviluppi dell’arte moderna
in Europa”, (2015, Gangemi Editore); il saggio critico per la scuola: “Dammi una rosa … Racconti dell’infanzia”,
(2020 Ediz. Ibskos – Ulivieri) e il racconto per bambini: “Storia di Falco”, (2020, Ediz. Ex Libris).
Giovanni Teresi
venerdì 4 febbraio 2022
Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento
Signori Presidenti della Camera dei
Deputati e del Senato della Repubblica,
Signori parlamentari e delegati regionali,
il Parlamento e i rappresentanti delle
Regioni hanno preso la loro decisione.
È per me una nuova chiamata – inattesa -
alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.
Ritorno dunque di fronte a questa
Assemblea, nel luogo più alto della rappresentanza democratica, dove la volontà
popolare trova la sua massima espressione.
Vi ringrazio per la fiducia che mi avete
manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare l’unità della
Repubblica.
Adempirò al mio dovere secondo i principi e
le norme della Costituzione, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà,
e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.
La lettera e lo spirito della nostra Carta
continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.
Il mio pensiero, in questo momento, è
rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni
Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in
particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni
della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al
loro disagio.
Queste attese sarebbero state fortemente
compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di
tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse
decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una
condizione di gravi difficoltà.
Leggo questa consapevolezza nel voto del
Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.
Travagliati per tutti, anche per me.
È questa stessa consapevolezza la ragione
del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra
Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.
Nel momento in cui i Presidenti di Camera e
Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle urgenze -
sanitaria, economica, sociale - che ci interpellano. Non possiamo permetterci
ritardi, né incertezze.
La lotta contro il virus non è conclusa, la
campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite
disattenzioni.
È di piena evidenza come la ripresa di ogni
attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli
altri.
Questo impegno si unisce a quello per la
ripresa, per la costruzione del nostro futuro.
L’Italia è un grande Paese.
Lo spirito di iniziativa degli italiani, la
loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese,
le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso
all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di
testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare
effimera, ha bisogno di progettualità, di innovazione, di investimenti nel
capitale sociale, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.
Nuove difficoltà si presentano. Le famiglie
e le imprese dovranno fare i conti con gli aumenti del prezzo dell’energia.
Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza
fondamentale per i settori produttivi.
Viviamo una fase straordinaria in cui
l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede
europea.
L’Italia è al centro dell’impegno di
ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation
e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e
dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.
La stabilità di cui si avverte l’esigenza
è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.
I tempi duri che siamo stati costretti a
vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per
prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per
mettere in sicurezza i nostri concittadini.
L’impresa alla quale si sta ponendo mano
richiede il concorso di ciascuno.
Forze politiche e sociali, istituzioni
locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni,
giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo
tutti chiamati.
L’esempio ci è stato offerto da medici,
operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei
momenti più critici, dai sindaci, dalle Forze Armate e dalle Forze dell’ordine,
impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra
riconoscenza.
Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.
Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire,
in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.
È ancora tempo di un impegno comune per
rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.
Un’Italia più giusta, più moderna,
intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.
Un Paese che cresca in unità.
In cui le disuguaglianze - territoriali e
sociali - che attraversano le nostre comunità vengano meno.
Un’Italia che offra ai suoi giovani
percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro
popolo.
Un’Italia che sappia superare il declino
demografico a cui l’Europa sembra condannata.
Un’Italia che tragga vantaggio dalla
valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a
quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.
Un’Italia impegnata nella difesa
dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, consapevole delle
responsabilità nei confronti delle future generazioni.
Una Repubblica capace di riannodare il
patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e
democratiche.
Rafforzare l’Italia significa, anche,
metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché
questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la
svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia.
L’apporto dell’Italia non può mancare:
servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.
La Conferenza sul futuro dell’Europa non
può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere
l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità
internazionale.
In aderenza alle scelte della nostra
Costituzione, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa,
con ferma adesione ai principi che ispirano l’Organizzazione delle Nazioni
Unite, il Trattato del Nord Atlantico, l’Unione Europea, abbiamo costantemente
promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché
prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.
Da molti decenni i Paesi europei possono
godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto
dal venir meno della Guerra fredda.
Non possiamo accettare che ora, senza
neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici
differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha
conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.
Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e
a quelle dei Paesi alleati e amici affinché le esibizioni di forza lascino il
posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere
l’aggressione da parte dei suoi vicini.
I popoli dell’Unione Europea devono anche
essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di
stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e
medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative
responsabilità.
Su tutti questi temi – all’interno e nella
dimensione internazionale - è intensamente impegnato il Governo guidato dal
Presidente Draghi; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno
dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione
nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo
esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.
I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a
livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che
guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi
particolari.
Una riflessione si propone anche sul
funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.
Proprio la velocità dei cambiamenti
richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della
democrazia.
Un’autentica democrazia prevede il doveroso
rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione,
partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi
richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da
quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di
scelte.
Occorre evitare che i problemi trovino
soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse
generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in
condizioni di maggiore forza.
Poteri economici sovranazionali tendono a
prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.
Su un altro piano, i regimi autoritari o
autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più
efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso
e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.
La sfida – che si presenta a livello
mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le
istituzioni.
Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del
Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai
necessari adeguamenti procedurali.
Vanno tenute unite due esigenze
irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme,
tempestività delle decisioni.
Per questo è cruciale il ruolo del
Parlamento, come luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il
consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica
riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla
società civile.
Così come è decisivo il ruolo e lo spazio
delle autonomie. Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di
collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica –
rafforza la democrazia e la società.
Non compete a me indicare percorsi
riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date
a questi temi dipenderà la qualità della nostra democrazia.
Quel che appare comunque necessario –
nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che -
particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento
sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi
adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio
non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.
Appare anche necessario un ricorso ordinato
alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.
La qualità stessa e il prestigio della
rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti
di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale,
di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.
I partiti sono chiamati a rispondere alle
domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.
Senza partiti coinvolgenti, così come senza
corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. Deve poter
far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie
idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.
Il Parlamento ha davanti a sé un compito di
grande importanza perché, attraverso nuove regole, può favorire una stagione di
partecipazione.
Anche sul piano etico e culturale è
necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione
che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. Tutti i giovani in primo
luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la
responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle
istituzioni novità ed entusiasmo.
Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte
Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.
Nell’inviare un saluto alle nostre
Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita
della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve
interessare anche il versante della giustizia.
Per troppo tempo è divenuta un terreno di
scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.
Nella salvaguardia dei principi,
irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei
cardini della nostra Costituzione - l’ordinamento giudiziario e il sistema di
governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti
esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai
cittadini.
È indispensabile che le riforme annunciate
giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della
Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando
le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare,
superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare
estranee all’Ordine giudiziario.
Occorre per questo che venga recuperato un
profondo rigore.
In sede di Consiglio Superiore ho da tempo
sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari
della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei
cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con
urgenza.
I cittadini devono poter nutrire
convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine
giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni
arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto,
incidono sulla vita delle persone.
Va sempre avvertita la grande delicatezza
della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.
La Magistratura e l’Avvocatura sono
chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo
recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia,
allineandola agli standard europei.
Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace,
elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle
Forze dell’ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio
apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la
vita nell’ assolvimento del loro dovere.
Nel salutare il Corpo Diplomatico
accreditato, ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei
confronti del nostro Paese.
Ai numerosi nostri connazionali presenti
nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al
riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità
italiana nel mondo.
A Papa Francesco, al cui magistero l’Italia
guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo
italiano.
Un messaggio di amicizia invio alle
numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti
del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita
della nostra società sono preziosi.
L’Italia è, per antonomasia, il Paese della
bellezza, delle arti, della cultura. Così nel resto del mondo guardano,
fondatamente, verso di noi.
La cultura non è il superfluo: è un
elemento costitutivo dell’identità italiana.
Facciamo in modo che questo patrimonio di
ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una
risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di
sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che
vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica,
nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.
Consentitemi di ricordare, per renderle
omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: Monica
Vitti.
Sosteniamo una scuola che sappia accogliere
e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi
che fondano le ragioni del nostro stare insieme; scuola volta ad assicurare
parità di condizioni e di opportunità.
Costruire un’Italia più moderna è il nostro
compito.
Ma affinché la modernità sorregga la
qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e
solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà
come asse portante delle politiche pubbliche.
Nell’ultimo periodo gli indici di
occupazione sono saliti - ed è un dato importante - ma ancora tante donne sono
escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di
rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile,
culturale, umano.
Tanti, troppi giovani sono sovente
costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie
esistenziali.
È doveroso ascoltare la voce degli
studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di
esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.
La pari dignità sociale è un caposaldo di
uno sviluppo giusto ed effettivo.
Le diseguaglianze non sono il prezzo da
pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale
di crescita.
Nostro compito – come prescrive la
Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.
Accanto alla dimensione sociale della
dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle
persone e chiama in causa l’intera società.
La dignità.
Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che
feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del
lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.
Mai più tragedie come quella del giovane
Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.
Quasi ogni giorno veniamo richiamati
drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.
Dignità è opporsi al razzismo e
all’antisemitismo, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte
oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.
Dignità è impedire la violenza sulle donne,
piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata
con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.
La nostra dignità è interrogata dalle
migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla
vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.
È anzitutto la nostra dignità che ci impone
di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.
Dignità è diritto allo studio, lotta
all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.
Dignità è rispetto per gli anziani che non
possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un
ruolo che li coinvolga.
Dignità è contrastare le povertà, la
precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di
tante persone.
Dignità è non dover essere costrette a
scegliere tra lavoro e maternità.
Dignità è un Paese dove le carceri non
siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa
è anche la migliore garanzia di sicurezza.
Dignità è un Paese non distratto di fronte
ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.
Confidiamo in un Paese capace di rimuovere gli ostacoli che
immotivatamente incontrano nella loro vita.
Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal
ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non
vedere.
Dignità è assicurare e garantire il
diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.
La dignità, dunque, come pietra angolare
del nostro impegno, della nostra passione civile.
A questo riguardo – concludendo - desidero
ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare,
quella europea, David Sassoli.
La sua testimonianza di uomo mite e
coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche
istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.
“Auguri alla nostra speranza” sono state le
sue ultime parole in pubblico.
Dopo avere appena detto: “La speranza siamo
noi”.
Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro
della nostra Repubblica.
Viva la Repubblica, viva l’Italia!
Sergio Mattarella
(Nella foto da sx il Presidente della Camera Roberto Fico, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarellla e la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ).
